“Nonostante si può fare. Proposte per tentare il marketing della politica” è la riflessione che consegna il titolo a un saggio pubblicato da Viennepierre Edizioni nel 1993, scritto da Paolo Di Stefano, un docente universitario di economia. L’opera, 192 pagine, all’avanguardia per la sua epoca, esplora l’applicazione di logiche imprenditoriali e di marketing alla politica, sostenendo che partiti e Stato possano comportarsi come imprese. Tesi che dato l’argomento elettoralmente impolitico, al tempo fu accompagnata da qualche ironia. Un libro che merita più di un’occhiata superficiale; se interessati, non è difficile procurarselo cercandolo attraverso i canali dell’usato e online. Ne parliamo perché, lasciatici alle spalle i successi del secolo scorso e consumato un quarto di questo davvero poco sereno, la suggestiva tesi del professor Di Stefano ritorna d’attualità.
La prova? Col titolo Le riforme e l’immobilismo (Corriere, 20 aprile) la teoria viene proposta ai lettori del quotidiano da un apprezzato politologo e saggista italiano, noto per la sua impostazione teoretica influenzata da elitismo e realismo politico: Angelo Panebianco. L’autore dell’articolo, rilevando che è la mancanza di interventi strutturali la causa della scarsa o nulla crescita socioeconomica che tuttora affligge il nostro Paese, spiega come mai: «essendo la politica un “rapporto di scambio”, succede che da un lato i vari settori della classe politica «offrono» politiche, ossia interventi più o meno coordinati su un insieme di questioni, o promesse di politiche; dall’altro gli elettori con il loro voto, «comprano» l’una o l’altra delle offerte politiche in competizione». Linguaggio del marketing, senza dubbio: domanda e offerta, prodotto, venditore, compratore, commercio, consumatore. Argomenti, a suo dire, trascurati dalla politica e ignorati dalla pubblicistica. Chiarisce ulteriormente il suo pensiero: «il venditore (il politico), solo a proprio rischio e pericolo, può mettere in commercio merci (ossia politiche o promesse di politiche) che non incontrino i gusti del consumatore/elettore». Questo il punto: il “rapporto di scambio”, concetto fondamentale del marketing. In particolare, del marketing relazionale e strategico.
La (possibile) soluzione, è giusto ammetterlo, non ha ricette facili, è vero. Ma se chi esercita la governance del nostro Paese fosse un po’ più consapevole dei meccanismi di marketing, nonostante si può fare – questo è l’auspicio dei due saggisti – oltre che dare ragione alle tesi di Di Stefano e di Panebianco, con buona probabilità consentirebbe di mettere in commercio una “merce” per gli italiani essenziale: il loro futuro.



