IL RITORNO DEL VENTAGLIO IN QUESTA ROVENTE ESTATE

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Per decenni era rimasto confinato nei cassetti delle nonne, nelle mani dell’anziana zia durante le cerimonie estive o nelle piazze assolate nell’estremo sud d’Europa. Oggi, invece, il ventaglio è tornato protagonista. Complice il caldo sempre più intenso, il ventaglio è riapparso nelle borse delle donne – e sempre più spesso anche di uomini – trasformandosi da semplice oggetto per rinfrescarsi a vero accessorio di stile.

Elegante, leggero, sostenibile e silenzioso, il ventaglio è uno dei simboli dell’estate 2026. Ma dietro quel gesto apparentemente banale di aprirlo e sventolarsi si nasconde una storia lunga migliaia di anni e persino un sorprendente linguaggio segreto.

Le origini del ventaglio si perdono nella notte dei tempi. Già gli antichi Egizi lo utilizzavano oltre tremila anni fa durante le cerimonie di corte, dove grandi ventagli di piume accompagnavano faraoni e dignitari. Anche Greci e Romani lo impiegavano nella vita quotidiana, mentre nel Medioevo trovò spazio nelle celebrazioni religiose.

Il ventaglio pieghevole, quello che conosciamo oggi, nacque invece in Giappone tra il VII e il IX secolo. Da lì raggiunse la Cina e, grazie ai commerci portoghesi con l’Oriente, arrivò in Europa alla fine del Quattrocento. Fu soprattutto Caterina de’ Medici a renderlo di moda nelle corti francesi, mentre la regina Elisabetta I d’Inghilterra ne fece un vero simbolo di eleganza. Tra Seicento e Settecento il ventaglio divenne un accessorio indispensabile per le dame europee, spesso realizzato con avorio, madreperla, seta, pizzi e dipinti di grande pregio.

Nel XVIII e soprattutto nel XIX secolo il ventaglio divenne molto più di un semplice accessorio. Fu a quell’epoca che nacque il cosiddetto “linguaggio del ventaglio”: una raffinata forma di comunicazione silenziosa che permetteva di inviare messaggi durante balli e ricevimenti senza destare sospetti. Ogni gesto compiuto con il ventaglio aveva un significato ben preciso. Se veniva chiuso e appoggiato sul cuore, dichiarava un sentimento d’amore; posato sulla guancia destra esprimeva un “sì”, mentre sulla guancia sinistra equivaleva a un deciso “no”. Un ventaglio aperto accostato all’orecchio sinistro era un invito a custodire un segreto, mentre uno sventolamento rapido comunicava che la dama era già fidanzata. È difficile stabilire quanto questo codice fosse realmente utilizzato nella vita quotidiana e quanto fosse alimentato dalla moda e dalla fantasia dell’epoca, ma il suo fascino è rimasto intatto fino ai nostri giorni.

Se oggi esiste un Paese che più di ogni altro identifica il ventaglio con la propria cultura, quello è la Spagna. Qui l’abanico è diventato un’autentica icona nazionale, soprattutto in Andalusia, dove accompagna il flamenco, le feste popolari e le processioni religiose. Tra il Settecento e l’Ottocento la Spagna divenne uno dei maggiori produttori mondiali di ventagli grazie alla nascita di manifatture specializzate e della Real Fábrica de Abanicos. Ancora oggi città come Cadice e Valencia custodiscono una prestigiosa tradizione artigianale, con ventagli dipinti a mano, decorati con fiori, scene popolari, merletti e raffinati intagli in legno.

Anche in Italia il ventaglio ha avuto una lunga storia. Tra Settecento e Ottocento era immancabile nei salotti aristocratici, mentre nel Meridione non è mai scomparso del tutto: in Sicilia, in Puglia, in Campania e in Calabria è sempre stato un alleato indispensabile durante le estati torride.

Non manca neppure una curiosa tradizione istituzionale: ogni estate l’Associazione Stampa Parlamentare dona un ventaglio artistico al Presidente della Repubblica e ai Presidenti di Camera e Senato nella tradizionale “Cerimonia del Ventaglio”, appuntamento che precede la pausa estiva dei lavori parlamentari.

In un’epoca dominata dalla tecnologia, il ritorno del ventaglio racconta anche un’altra storia. Non richiede batterie, non consuma energia, è leggero, economico e riutilizzabile. Ma soprattutto possiede un fascino che nessun ventilatore tascabile riesce a imitare. Chissà, magari quest’estate, mentre ci sventoliamo sotto il sole, qualcuno starà ancora inviando un messaggio… senza pronunciare una sola parola.

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