I SEGRETI DI OSAGE COUNTY

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Comincio subito col dire che questo film ha un inizio  lento, troppo lento, al punto che ti sembra quasi di sentirti addosso quella calura di cui tutti i personaggi si lamentano e che di fatto sembra essere spossante, ma poi, ad un certo punto, cominciano i colpi di scena e affiorano, uno ad uno i famigerati segreti, che il titolo promette. La vicenda è ambientata, nelle torride pianure estive dell’Oklahoma ed è basata sulla pièce teatrale di Tracy Letts “August: Osage County”, che ha vinto il Premio Pulitzer. Le due attrici su cui ruotail film, Meryl Streep  e Julia Roberts, sebbene non abbiano vinto l’Oscar (erano entrambe candidate come miglior attrice protagonista e miglior non protagonista) sono straordinariamente brave e perfette nel ruolo che le vede madre e figlia in un rapporto (per usare un eufemismo) tutt’altro che facile. Sia Tracy Letts, sia John Wells, regista del film, si sono rivelati due maestri nel ritrarre le dinamiche aggressive tipiche di certe famiglie disfunzionali e i rapporti contorti e manipolativi che si possono creare tra genitori e figli. Soprattutto quando i genitori sono sopravvissuti ad un infanzia durissima. E’ questo il caso di Violet (Meryl Streep) un’anziana signora che vive in una grande casa nelle pianure dell’Oklahoma e che riunisce intorno a se la famiglia e i figli, in occasione del funerale del marito (interpretato dal grande Sam Shepard). Ad arrivare per l’occasione sono la figlia maggiore, Barbara (Julia Roberts) e le due più giovani, Karen (Juliette Lewis) e Ivy (Julianne Nicholson). Barbara è accompagnata dal marito Bill (Ewan McGregor), con il quale è in crisi (poiché lui ha un’amante) e da Jean, figlia quattordicenne perennemente (e forse giustamente) imbronciata e mal mostosa. Karen, la più sciocca e vanitosa delle tre sorelle porta con sé il suo fidanzato Steve, trendy e impeccabile nella sua Ferrari rossa con stereo a tutto volume (non esattamente l’ideale per un funerale), interpretato dal sempre fascinoso Dermot Mulroney anche se qui nel ruolo di un insopportabile “coglione” che tenta persino di sedurre la quattordicenne figlia di Barbara. Ivy, invece ama in segreto il cugino Charles jr. (Benedict Cumberbatch) considerato da tutti un po’ ritardato e, per questo, continuamente bistrattato dalla madre che, essendo sorella di Violet,  è aggressiva e verbalmente violenta,anche lei. Ad interpretarla è, infatti, una ridanciana e grossolana Margo Martindale. Il dramma inizia con la scomparsa del padre che si è allontanato di casa, presumibilmente per andare a pescare sul lago vicino e che viene ritrovato annegato, cosìcché qualcuno avanza l’ipotesi di un suicidio. D’altronde lui, nel film, è un famoso poeta, vecchio e alcolizzato che si ritrova con una moglie malata di tumore alla bocca e super-impasticcata di tranquillanti, ansiolitici, antidepressivi e quant’altro. Per di più una donna con un carattere tremendo, manipolativo, altalenante, capace di passare da un estremo all’altro e spesso aggressiva e violentemente offensiva. Il film è stato definito un “classico” intreccio “familiare che non ha molto di nuovo da offrire, ma io non sono d’accordo. A mio avviso è ricco di interessanti spunti di riflessione e non solo da un punto di vista psicologico. Lo considero di fatto un film interessante anche se forse non da vedere se si è  stressati o di malumore. Le liti, le discussioni, le urla, si susseguono, infatti,  da un certo punto in avanti, fino a culminare nella tanto chiacchierata e  mitica scena in cui Julia Roberts atterra Meryl Streep per strapparle di mano l’ennesima boccetta di pasticche che lei è riuscita a procurarsi di nascosto e con diversi sotterfugi. Barbara è una donna sulla quarantina stufa di dover fronteggiare una madre dalla personalità contorta e manipolatrice, in grado di passare dal ruolo di vittima a quello di carnefice, come se nulla fosse. Anche durante il pranzo del funerale Violet riesce ad essere caustica, offensiva e verbalmente violenta. Inquietante, per fare un esempio, è la scena in cui gli adulti di casa prendono a canzonare, con modalità tutt’altro che leggere e divertenti (o educative), la nipote adolescente, solo perché ha deciso di diventare vegetariana. E questa è solo una delle numerose scene in cui emergono in modo eclatante le dinamiche malate di una famiglia (come tante) con molti problemi irrisolti.

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