RISO AMARO

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Riso amaro è un film neorealista italiano del 1949 (la storia si svolge nelle risaie del vercellese, nel primo dopoguerra) interpretato da una strepitosa Silvana Mangano nella fiction eletta “Miss Mondina 1948”. Diretto da Giuseppe De Santis e presentata in concorso al 3º Festival di Cannes, la pellicola ha ricevuto una candidatura ai Premi Oscar 1951 per il miglior soggetto. Riso amaro è stato selezionato tra i 100 film italiani da salvare.

Fa specie che, sessantotto anni dopo, le condizioni sociali che allora ispirarono la sceneggiatura, per una parte non piccola della nostra società non siano migliorate,
restando lontane, molto lontane, dal progresso sociale che innegabilmente ha toccato il resto della società “affluente”.

“Risotto amaro” è il titolo con cui la rubrica della posta dei lettori di un importante  settimanale
pubblica una lettera di un’abitante di Torino che ha assistito a una scena che l’ha colpita: il comportamento sguaiato degli invitati a un matrimonio incluso tradizionale lancio di riso sugli sposi, infastiditi da un mendicante che sul sagrato della chiesa chiedeva la carità. Un poveraccio, allontanato in maniera ruvida, senza neppure che un obolo fosse lasciato cadere nel bicchiere di cartone che egli, speranzoso, allungava verso quella gente festosa e festante.

Perché amaro? Perché, a cerimonia conclusa e dileguatisi gl’invitati, egli, il “barbone”, di cui con inconsueta sensibilità chi denunciava il fatto ha evitato di indicare se italiano o straniero, ritornava circospetto sul sagrato della chiesa e si chinava a raccogliere i chicchi di riso giacenti sul terreno, tanto da riempirne ben due di quei bicchieri prima così egoisticamente ignorati. Commento il fatto con una conoscente, nata in una valle del Piemonte. Questa la sua risposta: una volta non era così; mia nonna contadina e mamma di 6 figli era solita ospitare mendicanti nella stalla e offrire un piatto di minestra calda. Li ospitava nella stalla perché era calda e aveva una casa minuscola e super affollata!

Riso amaro perché sono otto milioni, secondo l’Istat, gli italiani poveri, e ben quattro milioni e mezzo quelli al di sotto della soglia di povertà, cioè non in grado di provvedere autonomamente al proprio sostentamento.

Riso amaro perché la pietà è morta. La pietà, la compassione, quel sentimento per il quale un individuo percepisce emozionalmente la sofferenza altrui, e che lo spinge a scendere in campo e battersi per mitigarla – per quanto sia possibile, umanamente – salvo meritorie sparute eccezioni non ci appartengono più. Nel nostro intimo, siamo diventati più aridi. Tutti. La nostra partecipazione, quando c’è, è diventata effimera e più superficiale. Quegli invitati festosi e festanti, radunati sul sagrato della chiesa festeggiavano con grande schiamazzo i novelli sposi. Ridevano. Riso amaro, appunto.

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