LA RESURREZIONE DI PIERO DELLA FRANCESCA

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« […] Come la luce di un sole che, dopo la lunga stagione invernale, rinasca in un’alba di aprile e il manto del Cristo che, in quel lume, si accende rosato, quasi che un albero di pesco sia fiorito segretamente nella prima notte di primavera».

Con queste parole Roberto Longhi ci prepara all’osservazione di un’ opera che rappresenta un vero e proprio manifesto della perfezione raggiunta da Piero della Francesca.

Piero della Francesca rappresenta uno degli artisti più complessi ed affascinanti del Primo Rinascimento. I suoi soggetti risultano sempre sospesi, invitandoci ad un’analisi psicologica ed intellettuale che difficilmente trova paragoni in altri artisti. Gli studi compiuti da Piero Della Francesca sulla matematica e sulla geometria furono continui, ininterrotti e a tratti esasperati. Si racconta infatti che passasse intere notti sui libri, estraniandosi totalmente dal mondo che lo circondava, inclusa la famiglia.

Per la sua acutezza nel dipingere, per i risultati raggiunti sulla prospettiva geometrica introdotta Brunelleschi, per la sintesi nella rappresentazione dei volumi ereditata da Masaccio e per la sua attenzione ai dettagli, Piero della Francesca influenzò profondamente il mondo dell’arte e continua a rappresentare un punto di riferimento anche per l’arte contemporanea.

A San Sepolcro, nel Museo Civico che porta il nome dell’artista, si trova “La resurrezione”, dipinta da Piero della Francesca tra il 1473 e il 1475 su una porzione murale che inizialmente era esterna a quello che un tempo si chiamava “Palazzo dei Conservatori” (oggi Museo Civico) e che fu trasportata all’interno solo in un secondo momento. Ipotesi questa, confermata in seguito all’ultimo restauro eseguito sull’affresco tra il 2015 e il 2018.
L’opera mostra, in ogni elemento che la compone, tutta la grandezza di Piero della Francesca e tra gli aspetti che la caratterizzano è sicuramente lo studio della prospettiva a rappresentare il suo punto di forza. Per la costruzione prospettica infatti, Piero della Francesca ha una geniale intuizione e la applica per separare l’umano dal divino: i soldati, nella parte bassa del dipinto, sono rappresentati  utilizzando un apposito punto di fuga che ci permette di osservarli su un piano d’appoggio visto dall’alto, mentre Cristo è rappresentato dal basso verso l’alto, con una diversa prospettiva quindi, ergendosi come una maestosa “colonna divina”. È l’aureola a sottolineare questa prospettiva. Cristo appare in secondo piano, con la gamba sinistra appoggiata sul bordo di un grande sarcofago e la destra ancora all’interno del sepolcro. Piero della Francesca fonde le due viste prospettiche in modo così fluente che l’occhio non ne avverte la separazione.

La luce è cristallina, tipica di un’alba che toglie le ombre al peccato e contribuisce alla creazione di quell’ atmosfera sospesa tipica delle opere di Piero della Francesca. Il rosa del manto citato da Longhi è un richiamo  alla luce del mattino che colpisce la carne tornata in vita. Anche in quest’ opera, i soggetti sembrano sospesi in una dimensione irreale, complici il chiarore della luce e la capacità dell’artista di invitarci alla contemplazione e all’ analisi psicologica.

La composizione è inscritta in un triangolo perfetto al cui vertice svetta la testa ieratica di Cristo. I soldati invece, sul loro piano d’appoggio, sembrano aprirsi come gli spicchi di un’ arancia che lascia al centro lo spazio necessario affinché il nostro occhio salga verso l’alto e si concentri sull’imponenza di Cristo.
Piero della Francesca, Resurrezione (1458-1474 circa; affresco e tempera, 225 × 200 cm; Sansepolcro, Museo Civico.
tratto da www.artefatti.blog
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