INFANZIA NEGATA

Di: Elisabetta Fea

Molti bambini, nel mondo, vivono condizioni di vita estreme, anche se in modi diversi. A raccontarci queste diversità è il progetto “Infanzia negata” ideato e promosso dal Polo del ‘900 di Torino in collaborazione con diversi enti pubblici e istituzioni.

LA LINGUA BATTE (E IL DENTE DUOLE)

Di: Pier Giorgio Cozzi

Parliamo ancora la nostra lingua? Sopra tutto, siamo in grado di capirla leggendone e scrivendone? Sembra di no. Autorevoli voci si sono alzate in difesa dell’italiano, inizialmente dall’invasione di vocaboli stranieri. Battaglia perduta, si direbbe:

RISO AMARO

Di: David Norseman

Riso amaro è un film neorealista italiano del 1949 (la storia si svolge nelle risaie del vercellese, nel primo dopoguerra) interpretato da una strepitosa Silvana Mangano nella fiction eletta “Miss Mondina 1948”. Diretto da Giuseppe De Santis e presentata in concorso al 3º Festival di Cannes, la pellicola ha ricevuto una candidatura ai Premi Oscar 1951 per il miglior soggetto. Riso amaro è stato selezionato tra i 100 film italiani da salvare.

TRAN TRAN

Di: Pier Giorgio Cozzi

Tran tran  Voce onomatopeica che riproduce il rumore ritmico e monotono di un veicolo, di una macchina in movimento continuo. Nel linguaggio popolare viene usato come espressione parzialmente negativa per indicare

CHAGALL: IL COLORE DEI SOGNI

Di: Gianni Zaccone

  Acqui Terme ospita la 46 edizione, delle annuali antologiche di pittura allestite a Palazzo Liceo Saracco, con una collection di Marc Chagall. Se c’è un pittore che inebria di colori avvolgendo in un’atmosfera festosa il visitatore, che lo fa riconciliare con i sogni infantili, che lo riappacifica con il mondo esoterico del fantastico e dell’onirico, questo è Marc Chagall, di certo uno dei più grandi Maestri del ‘900.

SUGGESTIONI TICINESI

Di: Silvia Falomo

Passo dopo passo, nel Parco ticinese di San Grato assaporiamo il delicato rumore del silenzio. Fa eco solo lo scricchiolare sotto i nostri passi lungo il sentiero. Tutto intorno i profumi, i colori e uno spettacolare belvedere sul lago di Lugano e sulle vette della catena alpina. “Lugano addio” cantava Ivan Graziani e raccontava di una certa Marta con il sorriso e i capelli “fermi come il lago”. Un’immagine che mi aveva sempre incuriosita, ma che da quassù si materializza nella realtà: l’acqua del grande e sinuoso lago su cui siamo affacciati è ferma, immobile, uno specchio blu che vira al verde man mano che si scorre lo sguardo verso le rive, dove la ricca vegetazione lo lambisce. Siamo solo a soli dieci chilometri dalla nota città svizzera d’affari.  Per raggiungere il parco botanico abbiamo viaggiato per 25 minuti su un autopostale, costruito ...