TRA 4 GRANDI PROVE D’ATTRICE, NON C’E’ CHE L’IMBARAZZO DELLA SCELTA

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Mai come in questo momento, il cinema offre grandi prove d’attrice, magistralmente dirette, oltretutto, da grandi registi. Si tratta di quelle di Cate Blanchett in “Blue Jasmine”, di  Judy Dench, in “Philomena” , nonché di Meryl Streep e Julia Roberts ne “I segreti di Osage County”. Tutte e quattro, ovviamente candidate agli Oscar (le prime tre come attrici protagoniste). Come se non bastasse anche le candidate a miglior attrice non protagonista (Julia Roberts a parte) sono più o meno tutte delle novelle rivelazioni. Toccasse a me sceglierne una, avrei serie difficoltà. Ma torniamo alle prime quattro. Quattro attrici tra le più versatili del panorama cinematografico per tre storie drammatiche e intense, tutte al femminile (anche se dirette da uomini) assolutamente da non perdere. “Blue Jasmine”, intanto, non è la solita commedia di Woody Allen giocata tra umorismo e (tutto sommato) divertenti nevrosi di coppia. Questa volta la storia è drammatica. Jasmine, interpretata dalla bella e ancora giovane (nonché molto piacente Cate Blanchett), è una donna divorziata che, abituata ai lussi di una vita agiata con l’ex marito, si ritrova, dopo un serio esaurimento nervoso,  senza una lira, senza una professione e senza un affetto al mondo se non quello d’una sorellastra che vive in uno squallido appartamentino con i 2 figli e lavora in un supermercato (interpretata dalla bravissima Sally Hawkins, anche lei candidata tra le attrici non protagoniste). La cosa di per se sarebbe anche positiva perché la sorellastra è buona d’animo e generosa se non fosse tanto sempliciotta e con al seguito un fidanzato grezzo e all’occorrenza anche violento, che lei non riesce, per quanto ci provi, a lasciare. L’ex marito di Jasmine (interpretato da Alec Baldwin) che le permetteva di vivere nel lusso più totale, grazie a una serie di truffe non molto ben architettate, nel frattempo si è suicidato in carcere e ora a lei rimangono giusto una manciata di bei vestiti, una borsa di  Hermes e 2 valigie di Louis Vuitton. E’ un grande personaggio tragico, quello di Jasmine, che è impossibile non accostare, fin da subito, alla Blanche DuBois di “Un tram chiamato desiderio” di  Tennessee Williams. Drammatico è anche il personaggio di Philomena. La sua storia è quella di una donna ormai anziana che, rimasta incinta da giovane (negli anni ’50) fuori dal matrimonio, è stata costretta a rinunciare a suo figlio. Così, ad un certo momento, decide di andare a cercarlo. Inizia pertanto una vicenda umana intensa e drammatica, ma ricca anche di umanità e humor. Il film, che ha vinto il Festival di Venezia, è tratto dal libro The lost  child of Philomena Lee ed è diretto dal grande Stephen Friar (regista tra gli altri di “My beautiful laundrette, Le relazioni pericolose, Mary Relley, The Snapper e Alta Fedeltà). Judi Dench, poi, è una delle più grandi attrici esistenti sulla scena, capace di passare in modo straordinario dai film di 007 a quelli in costume come “Shakespeare in Love” e “Orgoglio e pregiudizio” a grandi prove drammatiche come “Diario di uno scandalo”. I segreti di Osage County, infine, diretto dal meno famoso, ma pur talentuoso  John Wells, vede fronteggiarsi, all’interno di una riunione familiare, Meryl Streep, nei panni della madre e Julia Roberts in quelli della figlia. Si tratta della trasposizione cinematografica dell’opera teatrale di Tracy Letts Gli intrecci familiari, piuttosto complessi e spesso conflittuali, ruotano intorno a queste due donne.  Una figlia che deve fronteggiare una madre dalla personalità contorta e manipolatrice, in grado di passare dal ruolo di vittima a quello di carnefice, come se nulla fosse. Tornando agli Oscar, la vittoria di una di loro, non potrà in ogni caso sminuire la bravura delle altre.

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