LA MINACCIA DELL’INFORMATION TECHNOLOGY

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… Ci stiamo automizzando. Diventiamo cioè sempre più inclini a trasformarci in automi dipendenti da Internet, dal nostro computer, sopra tutto dal nostro smartphone. E perdiamo le cognizioni primarie e basilari della vita: i gesti. Sapere allacciarsi le scarpe d’ora in avanti non sarà più necessario, ci pensa l’adaptive lacing, un programma di ingegneria meccanica e tecnologica che permette alle stringhe delle scarpe di allacciarsi da sole. Stiamo parlando del prodotto della Nike, una scarpa sportiva (per ora, ma siamo certi che potrà aggredire anche il mercato della calzatura tradizionale) che si chiama HyperAdapt 1.0 e che sarà posta in vendita per Natale 2016. Una innovazione (utile? o futile?) che si aggiunge alle molte novità introdotte da un progresso che in certi casi appare assolutamente discutibile; pensiamo all’automobile che fa molte operazioni autonomamente, al cibo che si cucina da solo, agli elettrodomestici asiatici (Korea e Giappone) già 4.0 che saranno immessi a breve sul mercato, e via elencando. Un libro dei sogni (incubi, secondo alcuni) promessi dalla tecnologia. Tecnologia che sta progressivamente sostituendo braccia gambe e sopra tutto cervello dell’uomo. Il cervello elettronico, il computer, ormai, si impone sul nostro: demandiamo alla macchina oltre il 90% delle operazioni che prima richiedevano competenza e logica a noi, non solo allo strumento fatto a nostra “immagine e somiglianza”. La tecnologia del computer governa le operazioni della mente. Provate a pensare quanti di noi non sanno più fare calcoli aritmetici senza ricorrere alla calcolatrice inserita persino tra le applicazioni del nostro telefono cellulare insieme con l’app che ci dice la temperatura e il tempo che fa (prima, bastava guardar fuori dalla finestra per saperlo). O al panico che ci prende se per un qualsiasi blackout non possiamo ricorrere alla memoria della macchina: addio indirizzi, calendario, numeri di telefono, posta e messaggi; addio contatti coi “social”, addio dunque alla comunicazione globale in tempo reale e al sono in quanto appaio.
Se a questo pervadente fenomeno tecnologico, a quest’ ”orgia tecnologica” (copyright Giancarlo Livraghi) che ci spersonalizza aggiungiamo il guasto provocato dall’omologazione del pensiero indotta dal linguaggio politicamente corretto (nelle parole e nei modi di dire si riflettono idee, pregiudizi, valori egemoni o anche solo diffusi che si esprimono in forma linguistica; fateci caso, anche per i computer si parla di “linguaggio”), non è difficile sostenere che corriamo il rischio d’esser esposti a un pericolo occulto: chi controlla il linguaggio – ogni linguaggio – controlla il pensiero, e chi controlla il pensiero controlla la vita degli esseri umani. Sarebbe questo il progresso?

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