IL TURISMO AL TEMPO DEL COVID19

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-68,6% Il calo delle presenze di turisti stranieri nei primi 9 mesi del 2020; -74,2 mln la flessione delle presenze nell’estate 2020 rispetto al 2019; -73,2% le presenze nelle grandi città nei primi nove mesi del 2020. Questi, in un flash, alcuni dei numeri che emergono dalla fotografia scattata dall’ISTAT a fine anno scorso che mette nero su bianco, ancora una volta, il dramma che sta vivendo il turismo italiano.

Il Report sul Movimento turistico dell’Istat fa una narrazione puntuale di ciò che è accaduto nell’anno nero del Covid.  Nei mesi del lockdown (in particolare, dall’11 marzo al 4 maggio) la domanda turistica quasi si azzera e le presenze nelle strutture ricettive sono appena il 9% di quelle registrate nello stesso periodo del 2019. Un parziale recupero si vede nel trimestre estivo, in particolare nel mese di agosto. La ripresa è determinata pesantemente dalla componente domestica della domanda, mentre risulta molto ridotta (anche nel mese di agosto) la quota estera. In particolare, nel trimestre luglio-settembre le presenze totali sono circa il 64% di quelle registrate l’anno precedente, con una perdita di più di 74,2 milioni di presenze.

Il calo più consistente si rileva nel segmento dei viaggi svolti per motivi di lavoro, che rappresentava nei primi nove mesi del 2019 il 13,6% degli spostamenti e circa l’8% delle presenze e che, nello stesso periodo del 2020, si riduce a meno della metà. Il calo riguarda tutte le motivazioni dei viaggi di lavoro, in particolare quelle legate alle attività congressuali e di convegni o seminari (-81,3%) e le riunioni d’affari (-41,8%).

Tra le vacanze, le visite a parenti e amici subiscono una forte riduzione (-66,0%), mentre i viaggi di piacere o svago calano del 20,0%. Nelle grandi città le presenze turistiche sono ridotte a poco più di un quarto rispetto al 2019.

Nel trimestre estivo (luglio-settembre) si osserva una sostanziale stabilità dei viaggi, dovuta principalmente alla ripresa delle vacanze brevi, che registrano l’unico segno positivo del trimestre, aumentando di circa il 50% rispetto all’estate del 2019. La crescita delle vacanze brevi si concentra nel mese di agosto, continuando anche nel mese successivo (+59% rispetto a settembre 2019).

A livello territoriale, i dati dei primi nove mesi del 2020 indicano che le flessioni più consistenti delle presenze hanno interessato di più le Isole (-62,7% rispetto all’anno precedente) e le regioni del Nord-ovest (-61,9%); solo il Nord-est registra una variazione che, pur se anch’essa molto consistente (-45,7%), risulta meno ampia della media nazionale (-50,9%).

Dalle prime stime effettuate in tema di presenze sul piano regionale, risulta che le maggior flessioni tocchino il Lazio (-73,6%), la Campania (-72,2%) e la Liguria (-71,9%). Seppur in calo, presentano diminuzioni più contenute le Marche (-27,0%), il Molise (-29,0%), le Province autonome di Bolzano (-29,5%) e Trento (-31,2%), l’Abruzzo (-36,9%), la Valle d’Aosta (-37,8%) e la Puglia (-42,0%).

Si tenga presente che il raffronto si fa con un anno record, incoronato in un panorama di trend crescente. Il 2019, infatti, aveva fatto registrare un ulteriore miglior risultato dei flussi turistici negli esercizi ricettivi italiani, con 131,4 milioni di arrivi e 436,7 milioni di presenze e una crescita, rispettivamente, del 2,6% e dell’1,8% in confronto all’anno precedente. Per il comparto extra-alberghiero la flessione è più contenuta (-16,0%) di quella subita dal settore alberghiero (-35,0%).

La pandemia ha colpito duro il settore ovunque nel mondo. I dati del Belpaese relativi ai primi tre trimestri 2020 sono in linea con il trend europeo: in tutte le nazioni del nostro continente i flussi turistici hanno subito un profondo shock. Eurostat stima che il numero delle notti trascorse nelle strutture ricettive nell’Unione europea sia pari a circa 1,1 miliardi, in calo di oltre il 50% rispetto allo stesso periodo del 2019.