RISORGE IL MINISTERO DEL TURISMO

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A quanto pare non siamo i soli a gioire sulla riapparizione del Ministero del Turismo. Sui social i commenti sulla sua ricostruzione sono generalmente positivi. L’ANSA riporta la soddisfazione da parte del GIST (Gruppo Italiano Stampa Turistica) per “l’istituzione del Ministero spacchettato da quello della Cultura, settori che hanno obiettivi diversi sia dal punto di vista strategico che economico”. D’altronde, il Turismo e la sua filiera rappresentano il 13 % del PIL italiano. Il 13 %! Un’enormità che ci fa inorridire sul fatto che era stato soppresso.

Come?

Fu un referendum popolare nel 1993, promosso da 10 Consigli regionali, a cancellare il Ministero del Turismo e dello Spettacolo, istituito nel 1959 dal Governo Segni. Agli addetti ai lavori la situazione era parsa subito alquanto incomprensibile se non pari al più sfortunato degli autogoal della più importante finalissima di tutte le coppe RIMET messe in fila.

Eppure è successo, immolato sull’altare del “bisogna risparmiare” e tagliare i rami secchi. Altro che 13% del PIL. Una vera catastrofe, che nessuno si era sognato di combattere. Battagliare contro chi?  I mulini a vento, se ben dieci Regioni avevano proposto la sua dipartita. Come si poteva eliminare il ganglio nevralgico, promozionale e decisionale, del 13% punto più, punto meno del prodotto interno lordo italiano?

Sono fasi assolutamente italiche quelle di sposare e sostenere situazioni imperscrutabili, e per noi, molto lontani dalle stanze dei bottoni, decisioni indecifrabili ed enigmatiche che non trovano risposte serie se non in una sorta di negativa magia collettiva, pronta ad eliminare, un settore assolutamente primario, in un Paese come quello italiano, che vanta, universalmente riconosciute, le peculiarità monumentali, artistiche, culturali e ambientali tra le più rinomate e celebri di tutto il mondo.

Città d’arte, dieta mediterranea con preminenze e pregevolezze culinarie tipiche e tradizionali, nicchie geografiche di grande interesse per vestigia, tipicità e caratteristiche uniche nel pianeta. Il tutto in un mix unico e universale, frutto di eredità di una grande storia che la penisola italica si porta appresso fin dalla notte dei tempi.

Tutto questo ci è riconosciuto globalmente, ma anche tutti sanno che la valorizzazione delle grandi potenzialità turistiche del nostro Paese lasciano alquanto a desiderare.

Qualcuno dice che soffriamo di “gamba sana”, siamo quelli che non hanno bisogno di fare promozione, perché hanno già tutto e proprio per questo è quasi unanime la convinzione che non ci sia bisogno di darsi tanto da fare, perchè “intanto la gente viene ugualmente”; altri convengono invece, che il male oscuro del settore sia il “non saper fare sistema”.

Sarà tutto vero, ma il risultato è che si è referendato negativamente un Ministero importante, e con esso mano a mano sono diminuite le presenze delle delegazioni estere dell’ENIT (troppo costose si diceva all’epoca)  e piano piano si sono vanificati tutti gli sforzi promozionali fatti in passato, declassando l’Italia dai primissimi posti delle statistiche mondiali al quinto posto.

La classifica di Travel65.it, sotto riportata, si basa sull’ultimo report statistico 2018 fornito dalla World Tour Organization (UNTWO),

PaeseN° arrivi internazionaliDifferenza 2019
Francia86,9 milioni
Spagna81,8 milioni+1
USA76,9 milioni-1
Cina60,7 milioni
Italia58,3 milioni
Messico39,3 milioni+2
Regno Unito37,7 milioni-1
Turchia37,6 milioni+2
Germania37,5 milioni-2
Thailandia35,4 milioni -1

Pazienza per la Cina e gli States, dalle proporzioni generali per noi proibitive, ma essere surclassati da Spagna e Francia nella casa dell’Unione Europea è un fatto umiliante e demoralizzante.

Noi chiudiamo, gli altri aprono, promuovono, pubblicizzano e incassano moneta pregiata. Si tenga conto pure che solo per il Colosseo, l’Italia è al sesto posto della classifica universale, con 5,6 milioni di visitatori all’anno. Ma soprattutto ci viene naturale pensare che se ci fosse una promozione professionale, qualificata e competente (intensificando la pubblicizzazione dell’offerta turistica, ma anche dell’accoglienza) il Bel Paese potrebbe veramente balzare sul podio dell’incoming mondiale, con grandi vantaggi nell’occupazione e nella bilancia commerciale perché ricordiamoci che il turismo è trasversale a tutte le attività economiche. E se è vero quest’assunto, e non abbiamo alcun motivo di metterlo in dubbio, allora diventa veramente incomprensibile quello esposto in premessa sulla chiusura di 28 anni fa, un lasso di tempo che è coinciso con una decrescita costante del numero di turisti a vantaggio di altri Paesi, attenti e pronti ad approfittarne, riempiendo il vuoto lasciato arbitrariamente libero dall’Italia. Basta considerare i dati ISTAT degli ultimi trent’anni relativi alla movimentazione turistica, di arrivi, partenze e pernottamenti per renderci conto del disastro.

Il Ministero adesso c’è.

E’ stato nuovamente istituito e non diciamo da chi e del perché, a dimostrazione che, se è sacrosanto che tutte le azioni hanno un nome e un cognome, è altrettanto vero però che a chi scrive non interessa un bel niente etichettare un’attività o quant’altro, interessa semmai il fine, mantenere, intensificare e rilanciare quel 13% del PIL, interessa il risultato e la positività degli interventi, oltreché poter dire che finalmente ci siamo ravveduti, grazie per la verità, con un doloroso PURTROPPO, scritto in caratteri cubitali, al fatto che la spinta della nuova apertura è derivata dalla tragedia pandemica, che ogni giorno abbiamo di fronte agli occhi e che non avremmo mai, né voluto vedere, né vivere, né tantomeno riportare quale trampolino di lancio per un Ministero tra i più importanti per l’Italia.

Speriamo, e non possiamo fare altrimenti, che l’attività turistica torni oggi ad essere preponderante e riconosciuta come un’attività che da sola potrebbe dare a questo Paese, un appoggio economico in grado di risolvere gran parte dei suoi gravosi problemi di deficit. L’Italia con le sue bellezze potrebbe puntare sulle stagionalità turistiche, arricchite, e non dimentichiamolo mai, dallo straordinario food and wine nostrano, ricco di eccellenze universalmente riconosciute ed apprezzate. Alla nostra penisola non manca nulla: coste, mare, laghi, montagna, collina, terme, archeologia, cultura e storia e una vastissima gamma di tipicità culinarie tramandate negli anni e cresciute in territori omogenei che vantano pregevolezze e superiorità di assoluto rilievo.