FASCINO SENZA TEMPO DEL CASTELLO DI CANOSSA

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Raggiungere in auto il Castello di Canossa partendo da Reggio Emilia è semplice e anche piuttosto piacevole. Per venticinque chilometri la strada si snoda tra dolci colline, vigneti e piccoli borghi, fino a quando -improvvisamente- compaiono i resti della rocca, abbarbicati su uno sperone roccioso. Anche in rovina, il castello conserva una presenza scenica straordinaria. Non è difficile immaginare perché, nell’XI secolo, fosse considerato praticamente inespugnabile.

Si lascia l’auto nel parcheggio e si prosegue a piedi per qualche minuto, fino ai ruderi del castello.

All’arrivo la prima impressione è che la storia si sia fermata, sospesa tra cielo e colline. Quasi si riesce a percepire l’eco di uno degli episodi più celebri del Medioevo europeo. Il Castello di Canossa, arroccato su un’altura dell’Appennino reggiano, unisce il fascino del paesaggio alla potenza della memoria storica.

Qui visse Matilde di Canossa, una delle figure femminili più importanti e potenti del Medioevo. Donna colta, stratega e abile politica, Matilde trasformò Canossa in un centro di potere decisivo per gli equilibri tra Impero e Papato.

Ma è soprattutto un evento a rendere questo luogo immortale nella storia: l’umiliazione di Enrico IV davanti a Papa Gregorio VII nel gennaio del 1077. Dopo essere stato scomunicato (perché incitò i principi e i vescovi tedeschi a deporre il Papa), l’imperatore attraversò le Alpi in pieno inverno e rimase per 3 giorni e 3 notti fuori dal castello, nella neve a piedi nudi, in attesa del perdono di Gregorio VII. Da allora, l’espressione “andare a Canossa” è entrata nel linguaggio comune per indicare una resa umiliante.

Oggi ciò che resta del castello sono parti delle mura, resti delle torri e della piccola chiesa. Nelle giornate limpide, lo sguardo spazia fino alla pianura padana.

Il castello è inserito nei sentieri matildici, una rete di percorsi storico-naturalistici che attraversano l’Emilia (soprattutto tra le province di Reggio Emilia, Parma e Modena) e che seguono le tracce dei territori da lei governati tra XI e XII secolo. Si tratta di un sistema di cammini -itinerari a piedi, in bici o a cavallo- che collegano castelli, pievi, borghi e luoghi strategici appartenuti alla contessa Matilda.

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