A TUTELA DEGLI ALBERI

565

Abbiamo scelto di inaugurare la nostra nuova “Pagina verde”, in concomitanza con la giornata mondiale dell’ambiente (il 5 giugno), parlando degli alberi e della loro salvaguardia. E’ più che mai importante, infatti, comprendere che gli alberi sono fondamentali per il nostro futuro e per la salvezza del pianeta. Se da una parte alcuni passi avanti in tal senso, si sono fatti e si continuano a fare (come la recente legge nazionale sulla tutela degli alberi secolari), dall’altra è ben radicata nell’opinione pubblica una tolleranza più che mai diffusa verso quanti scelgono di sacrificare aree verdi e boschive per continuare a cementificare ovunque e selvaggiamente. Questo però non vuole essere l’ennesimo grido d’allarme su quali catastrofi ambientali potremmo dover affrontare per non aver salvaguardato i “polmoni” verdi del nostro pianeta. Mettere in guardia sul futuro non serve. Il futuro è sempre troppo lontano e non rappresenta una minaccia immediata che possa destabilizzare la nostra quotidianità o la routine alla quale siamo abituati. Vorrei invece approcciare il problema da un ottica diversa relativa ad esempio alle scelte della vita quotidiana. Scelte come quella di chi, ad esempio,  si trasferisce a vivere in campagna per poi cercare di trasformare quest’ultima in un surrogato della città. I prati davanti a casa diventano cortili o piazzole asfaltate o lastricate di autobloccanti e gli alberi vengono abbattuti per far posto alle tettoie per l’auto (bene primario assoluto per la famiglia media italiana) o a garage abusivi (tanto prima o poi li condonano).  Sono le stesse persone che poi si lamentano ad esempio della calura estiva più che mai opprimente e insopportabile, come se la cosa non dipendesse da loro, come se non sapessero che l’asfalto riflette i raggi solari moltiplicandone il calore e che le piante sono in grado di creare un microclima più fresco e più umido. E di fatto magari non lo sanno veramente. Magari il problema sta proprio nel fatto che la popolazione media è ignorante, o quanto meno disinformata in fatto di ambiente o di come tutelarlo e soprattutto di come, tutelandolo, potrebbe trane beneficio per la propria qualità di vita. Questi piccoli scempi di ordinaria vita campagnola, dovuta ad ignoranza o a disinformazione, sono all’ordine del giorno (a me è capitato di vederne a centinaia), perpetrati anche da chi in campagna ci vive da sempre e magari ha ereditato la cascina di famiglia (ma non più la saggezza contadina) e vuole avere le comodità “della città” (meno fango, meno insetti, meno lucertole, che poi se entrano in casa…). Non parliamo poi del piccolo/medio  imprenditore edile che, per risparmiare sui costi, costruisce orride palazzine o villette a schiera (con vista sui parcheggi) togliendoci quel poco di bello e di verde che ancora c’è e contribuendo ad ingrigire e intristire il mondo e la vita, con asfalto e cemento, cemento e asfalto. Eppure, come scrive giustamente, il noto meteorologo Luca Mercalli “è difficile pensare di essere spettatori felici in un mondo sterile e immobile come su un pianeta senza vita. Il nostro fugace passaggio su questa terra” spiega giustamente “è finalizzato anche alla contemplazione della meraviglia che si dipana sotto i nostri occhi, da quelle incredibili combinazioni che le nuvole, la luce, il vento…le stagioni…le foglie, le erbe…gli animali…ci regalano allorché riusciamo a distogliere per un attimo lo sguardo dagli ambienti artefatti delle città”. Ma per riuscire a distogliere lo sguardo dalle carrozzerie delle proprie costose auto (onde scongiurare eventuali graffi o ammaccature) e rivolgerlo ad ammirare un bel giardino, occorre abituarsi o ri-abituarsi al senso del bello e della natura.  E in particolare a cosa di bello e di prezioso può davvero regalarci la natura, quando sappiamo contemplarla, ascoltarla, e “approfittare” dei suoi benefici, anche solo, ad esempio, per rilassarci. Non c’è da stupirsi se siamo una società di stressati. Molti di noi hanno perso, infatti, o stanno perdendo, questa dimensione di saper entrare in sintonia con la natura circostante. Molti di noi non staccano mai dal ritmo frenetico del lavoro in città e se lo fanno è per immergersi nel ritmo frenetico di una vacanza da “villaggio turistico” e non sanno più riappropriarsi dei ritmi lenti e rilassanti della campagna e di come ci si possa ricaricare nella quiete e nel silenzio. Come scrive ancora Mercalli “Basta fermarsi qualche minuto, sdraiarsi sull’erba in un giorno d’estate e volgere lo sguardo all’insù, tra le fronde di un grande albero, respirare, percepire il fruscio del vento tra le foglie… osservare una nube che si forma nel cielo un’ape che vola, le formiche che si muovono in fila sulla corteccia. Può capitare che per qualche attimo ci si possa sentire intima parte di questo grande gioco cosmico. Prima dell’epoca delle macchine” spiega ancora “questa sensazione era innata e ha alimentato la poesia e l’arte dell’umanità”. Per questo motivo vorrei consigliare (anche ai non amanti o non frequentatori della natura) un paio di libri e alcune attività interessanti di avvicinamento e/o riscoperta del verde e delle attività che si possono fare, in particolare, proprio con le piante. Il primo libro si intitola “Il futuro negli alberi” di Milena Ortalda (Blu edizioni). Il secondo, invece è il “Manuale del perfetto cercatore d’alberi “ Di Tiziano Fratus (Kovalski editore). Nel primo, uno spunto giocoso diventa motivo per imparare – o reimparare – a conoscere e amare gli alberi, protagonisti di straordinarie leggende e fiabe, fonte di sostentamento nei secoli per intere popolazioni di montagna e di pianura, dispensatori di preziose sostanze per la cura delle malattie e del corpo. Si tratta dell’oroscopo celtico degli alberi. Molti eventi importanti della storia dell’uomo sono stati segnati dalla presenza degli alberi, venerati dagli antichi che vi attribuirono, per la loro naturale collocazione tra la terra e il cielo, il ruolo di «intermediari divini». Una buona occasione, per ricominciare a prendersene cura, almeno con la mente. Si tratta di approfondimenti dedicati ad alcuni tra gli alberi più diffusi, e un prospetto per consentire a ciascuno di scoprire come il proprio «albero natale» potrebbe influenzare – o aver già influenzato – aspetti del carattere e scelte di vita. Il secondo testo parte, invece, dalla constatazione che, come spiega lo stesso Fratus, “non sono poche le persone che affermano di parlare con gli alberi e di ascoltare gli alberi. Ed è una buona notizia; nessuna malattia mentale, come talvolta ironicamente rispondo quando mi si chiede: Anche lei parla con gli alberi?”. Ascoltare gli alberi vuol dire capire, conoscere, vuol dire abbellirsi e arricchirsi “vuol dire espandere la capacità di sentirsi una creatura di Dio, o della natura, nel mezzo di un pianeta che vive e pulsa e respira, a ogni suo battito”. Si tratta dunque di una guida pratica  e al contempo filosofica per tutti quelli che vogliono scoprire il cercatore di alberi che è in loro, al di là della propria istruzione e del tempo a disposizione. Entrambe i libri sono collegati ad un sito su cui si possono trovare approfondimenti e attività di tipo ludico-didattico. Il primo è www.ilfuturoneglialberi.it.  (basta cliccare il relativo link sulla nostra home-page – in basso a destra), il secondo è http://homoradixnew.wordpress.com/

Articolo precedenteTURISMO E CULTURA: BINOMIO VINCENTE
Articolo successivoIMPRESSIONI D’ESTATE