CONTROSENSO CICLABILE

360

medium_10058897163

L’unione fa la forza. Questo devono aver pensato i tre assessori alla Mobilità di Milano (Pierfrancesco Maran), Torino (Claudio Lubatti) e Bologna (Andrea Colombo) quando hanno deciso di scrivere una lettera comune al ministro dei Trasporti (Maurizio Lupi) chiedendo che sia rivista la bocciatura della Camera alla proposta del governo di introdurre nel Codice della strada la possibilità per le due ruote di viaggiare anche in senso opposto alla corrente di traffico veicolare (leggi: contromano), in corsie delimitate dalle strisce gialle.

La notizia dà lo spunto per qualche riflessione e persino per un’esercitazione teorica di lobbismo. Vediamo. L’argomento principale addotto dai tre difensori del progetto è «il grande aumento delle biciclette in città», che richiede interventi a favore della ciclabilità in àmbito urbano. Una ragione ineccepibile perché a questo aumentato flusso di utenti della strada corrisponda una loro regolamentazione che abbia come primo obiettivo la sicurezza di tutti, indipendentemente dal numero di ruote e dalla capacità di non inquinare. Dunque anche dei pedoni.

Macro e microesempio: Ferrara e Piazza del Duomo a Milano. Ferrara è la “città italiana delle biciclette”, dove l’utilizzo di questo mezzo da parte dei cittadini è tra i più alti in Europa: nel 1991 la percentuale di utilizzo era del 30,7% contro il 30% di Copenhagen o il 27,8% dell’Olanda. Nel 2000 un’indagine realizzata da DataBank su un campione rappresentativo ha ribadito che il 30,9% dei ferraresi continua ad utilizzare la bicicletta ma il popolo dei ciclisti ferraresi è pari a circa l’89,5% dei suoi 135.000 abitanti. Ebbene, l’alto numero di biciclette che sfrecciano silenziose per ogni dove nelle vie e nei vicoli della città estense, oltre a rappresentare un eccellente esempio di tributo civico alla sostenibilità ambientale, costituisce anche un possibile pericolo per l’utente debole del suolo pubblico, il pedone appunto. Come ben sanno pure cittadini milanesi e turisti costretti a confrontarsi quotidianamente, nell’“area pedonale” della centralissima Piazza del Duomo, con ciclisti spesso incuranti delle regole del traffico (càpita di trovare pedalatori solerti anche in Galleria), lì ammessi in seguito a specifica ordinanza sindacale, ma non per questo autorizzati a presumere di essere “legibus soluti”. Presunzione che rischia di sconfinare nell’”ecoarroganza” (contromano, sui marciapiedi, mancata segnalazione del cambio di direzione, generale assenza di impianti di illuminazione notturna, per citare le trasgressioni più clamorose) anche per le altre vie della città.

Veniamo all’esercitazione di lobbismo. Anziché richiedere l’adozione di una norma intrinsecamente pericolosa per l’utenza su due ruote (andare contromano alle automobili significa aumentare di molto il rischio di incidente con quest’ultime: scarsa visibilità del ciclista, imprevedibilità delle sue decisioni ecc., con conseguenti aggravi della spesa sanitaria a carico della collettività; della scarsa possibilità di indennizzo per i danneggiati; dell’incremento delle polizze assicurative per i veicoli eventualmente coinvolti in sinistri; del rallentamento dei mezzi pubblici, nel caso di fruibilità delle corsie riservate ecc.), perché i tre assessori delle più importanti città dell’Italia settentrionale non dànno il loro sostegno e patrocinio alle numerose associazioni dei ciclisti, ai “verdi”, alle aziende produttrici di biciclette, alla polizia municipale, agli urbanisti e a qualunque gruppo organizzato affinché questi “portatori d’interesse” (stakeholders) si aggreghino attorno a una comune attività di lobby che induca i Ministeri competenti a legiferare su argomenti quali:

  • l’adozione obbligatoria del casco protettivo e delle bandelle rifrangenti per i ciclisti (come spesso accade all’estero)
  • assicurazione RC obbligatoria (come in taluni Paesi Ue e in Svizzera)

e ispirandosi per altro proprio all’esempio di amministrazioni civiche virtuose come appunto Ferrara, non attivano una “campagna”:

  • di educazione stradale (conoscenza del codice) per indurre comportamenti corretti da tenere quando si pedala per strada (Ferrara, 2001)
  • per ridurre il numero di incidenti con coinvolgimento di ciclisti (Ferrara, 2011)
  • contro i furti di biciclette (Ferrara, 2012)
  • per l’uso adeguato di sistemi di illuminazione delle biciclette (Ferrara, 2013)?

Molto meglio che pedalare, autorizzati, contromano. I ciclisti per primi, ne siamo certi, gliene sarebbero grati. Per non parlare del consenso guadagnato…

 

Di Pier Giorgio Cozzi, autore di Professione lobbista. Portatori d’interessi o faccendieri?

photo credit: <a href=”https://www.flickr.com/photos/denever_new/10058897163/”>Giuseppe Martino™</a> via <a href=”http://photopin.com”>photopin</a> <a href=”http://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/2.0/

Articolo precedenteTRA 10 E 32 EURO. E VEDI EXPO
Articolo successivoIL MARE A MILANO