CAFFE’ DOLCE…CAFFE’ AMARO

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Bevanda conosciuta in tutto il mondo, contiene pochissime calorie, modeste quantità di vitamine, sali minerali e composti antiossidanti ma gli effetti che ha sull’organismo sono principalmente dovuti alla caffeina.

La caffeina è una XANTINA, ovvero un alcaloide (sostanza psicoattiva) che si trova in diverse piante come i chicchi di caffè ed i semi di cacao, le foglie di tè, le bacche di guaranà e le noci di cola; viene aggiunta a bevande analcoliche e a diversi farmaci.

Il contenuto medio di caffeina è di circa 85 mg per 150 ml (una tazza) nel caffè tostato macinato, 60 mg nel caffè istantaneo, 3 mg nel caffè decaffeinato, 30 mg nella bustina di tè, 20 mg nel tè istantaneo e 4 mg nel cacao e nella cioccolata calda. Un bicchiere (200 ml) di una bevanda analcolica che contiene caffeina, ne ha un contenuto medio di circa 20-60 mg.

La presenza di caffeina, in accordo con la Direttiva Europea 2002/67/CE, deve chiaramente figurare sull’etichetta delle bevande che ne contengono più di 150 mg/L.

La sensibilità alla caffeina varia molto da un individuo all’altro. Alcuni studiosi hanno trovato due geni coinvolti nel metabolismo della caffeina: AHR è una proteina che regola la sintesi di CYP1A2, a sua volta l’enzima nel fegato trasforma le molecole di caffeina in paraxantina, teobromina e teofillina. I risultati di uno studio pubblicato sulla rivista PLoS Genetics nel 2011, suggeriscono che possedere una particolare variante del gene AHR in doppia copia può aumentare di circa 44 mg il consumo di caffeina giornaliero (contenuto in mezza tazzina di espresso o in una lattina di Coca Cola) rispetto a chi ne è privo.

Vediamo adesso quali possono essere i vari effetti della caffeina sul nostro organismo.

DIABETE: alcuni studi rilevano una riduzione del rischio di diabete tipo 2 per i derivati dell’acido clorogenico che sono antiossidanti ed ipoglicemici, anche se queste caratteristiche appartengono più al caffè verde che, non essendo soggetto a tostatura, mantiene il suo valore nutrizionale. In realtà, un altro studio italiano durato sei anni ha evidenziato che chi soffre di ipertensione ed è predisposto “geneticamente” è più a rischio di diabete. Infatti, nel 24% dei soggetti è stata diagnosticata una forma di pre-diabete, chi invece assumeva da uno a tre caffè al giorno rischiava il 34% in più mentre chi assumeva più di tre caffè al giorno ed era un lento metabolizzatore di caffeina, rischiava sino al 50%. Altri studi hanno confermato che il caffè può innalzare la glicemia per effetto dell’aumentata secrezione di adrenalina la quale favorisce il rilascio di glucosio ed acidi grassi dai tessuti epatico e muscolare.

CARDIOPATIE: negli ultimi anni sono stati condotti numerosi studi per valutare se il consumo di caffè avesse una qualche influenza sulle malattie cardiovascolari. Gli studi condotti sono tutti concordi nell’affermare che il caffè, a patto che non lo si consumi in quantità esagerata (massima quantità consigliata 4-5 tazzine al giorno), non può essere considerato un fattore di rischio per le malattie cardiovascolari. Inoltre la pressione arteriosa ed il colesterolo vengono influenzati più dal consumo del caffè americano (“bollito”) di quanto non faccia il nostro caffè “espresso”. Ciò sarebbe dovuto al fatto che solo quando il caffè viene bollito, rilascia due sostanze lipidiche, il cafeolo ed il cafestolo, in grado di aumentare il colesterolo.  Inoltre l’effetto del caffè sull’organismo è diverso, a seconda che se ne faccia un uso abitudinario o occasionale. L’uso abituale di caffè instaura un processo di “tolleranza” alla caffeina con conseguente minor interferenza sull’organismo. Rimane comunque il fatto che su soggetti particolarmente sensibili, la caffeina aumenta la frequenza cardiaca e la forza di contrazione del muscolo cardiaco con possibile insorgenza di tachicardia.

ANSIA: il caffè può contribuire ad aumentare gli stati di ansia, le turbe affettive dovute allo stress ed il nervosismo. Essendo, infatti, un simpaticomimetico aumenta anche i sintomi più marcati dell’ansia quali palpitazioni, agitazione, tremori, respirazione accelerata ed insonnia.

CEFALEA: generalmente il caffè, grazie al suo potere vasocostrittore è in grado di alleviare il mal di testa con un effetto lievemente analgesico. Svolge pertanto un’azione che può essere definita farmacologica e, infatti, la caffeina è una delle componenti di molti farmaci contro il mal di testa. In particolare, a dosaggi superiori a 200 mg la caffeina ha un effetto analgesico soprattutto sulla cefalea di tipo tensivo che è senza dubbio la forma di mal di testa più comune e diffusa.  Un altro tipo di mal di testa in cui la caffeina è un ottimo rimedio è la cosiddetta cefalea “ipnica” che si manifesta generalmente nelle persone anziane e soltanto durante la notte. Attenzione però alla “dipendenza” da caffeina che può portare invece al mal di testa cronico, soprattutto nelle donne con meno di quarant’anni, provocando sintomi di astinenza come può succedere con l’uso di sostanze psicotrope.

DIGESTIONE: il caffè è considerato un digestivo perché stimola la secrezione gastrica e biliare, facilitando i movimenti della muscolatura intestinale. Utilizzato in dosi eccessive o a digiuno può però provocare bruciore, acidità di stomaco ed esofagite. Controindicato, quindi a chi soffre di reflusso gastroesofageo e ulcera gastrica.

DIURESI: la caffeina ha anche effetto sui reni aumentando la diuresi con perdita di sali minerali e ridotto assorbimento di calcio e ferro. Viene quindi raccomandato un uso moderato a chi soffre di osteoporosi.   Diminuendo la ritenzione idrica, il suo contributo a livello estetico è quello dato alla lotta contro la cellulite.

NEOPLASIE: il consumo di caffè è stato associato ad una riduzione di alcune neoplasie tra cui quella alla prostata ed al colon-retto. L’Harvard School of Public Health ha condotto una ricerca su uomini che bevevano più di sei tazze al giorno di caffè ed il risultato riferito è una riduzione del rischio di cancro alla prostata del 60%. Un altro recente studio pubblicato sul Journal of National Cancer Institute ha evidenziato una possibile relazione tra consumo di caffè e diminuzione dello sviluppo di melanomi (tumori della pelle). I ricercatori hanno studiato una popolazione di 447.357 soggetti di età compresa tra i 50 ed i 71 anni. Nel corso di 10 anni di studio e da un’attenta osservazione dei dati dietologici si è evidenziato che il bere caffè (esattamente quattro o più tazze al giorno) è associato ad una riduzione del rischio del 20% rispetto a coloro che non ne bevono affatto.

MORBO DI PARKINSON: le aziende farmaceutiche stanno studiando farmaci con azioni simili alla caffeina sul cervello per prevenire il morbo di Parkinson, ma potrebbero anche avere effetti positivi su chi è già affetto dalla malattia. E’ quanto emerge da uno studio pubblicato su “Neurology”, la rivista dell’American Academy of Neurology, nel 2012. I ricercatori canadesi hanno sottoposto un gruppo di 61 malati ad un trattamento di sei settimane con pillole contenenti la dose di caffeina equivalente a quella di circa tre tazzine di caffè al giorno. All’interno del gruppo, circa la metà mostrava un significativo miglioramento nei test motori con riduzione dei tremori ed un netto progresso nella mobilità generale.

PRESTAZIONI COGNITIVE E FISICHE: il consumo di caffeina può essere benefico per le funzioni cognitive superiori ed anche sulla memoria a lungo termine. Una ricerca pubblicata nel 2014 su Nature Neuroscience, coordinata da Daniel Borota della John Hopkins University di Baltimora ipotizza che la caffeina possa facilitare il rilascio dell’ormone dello stress NORADRENALINA, coinvolto nel consolidamento del ricordo, andando ad inibire un’altra sostanza (l’ADENOSINA) in circolo che solitamente invece inibisce quest’ormone. Parallelamente la caffeina accelera il metabolismo ed ottimizza lo smaltimento dei grassi, migliorando le prestazioni fisiche sino al 12%.

 

Nonostante i dati disponibili su questa bevanda e i pareri medici siano spesso contrastanti, dopo anni di studi e ricerche, non è emersa nessuna correlazione tra consumo moderato di caffè e rischi per la salute. Anzi possiamo spingerci a dichiarare che la caffeina ha blandi effetti sulla digestione e sulla diuresi, può migliorare condizioni allergiche ed asmatiche (effetto broncodilatatore), migliora le prestazioni atletiche, l’umore, la resistenza al sonno e alla fatica ed è un utile coadiuvante nella terapia dell’obesità grazie al suo effetto anoressizzante e termogeno. Tuttavia, se assunta ad alte dosi, questa bevanda non è del tutto priva di effetti collaterali che possono peggiorare quando al caffè sono associate altre sostanze psicoattive come l’alcol ed il tabacco. La comunità scientifica concorda sulla quantità di caffeina che può essere introdotta in un giorno, indicando 300 mg /die di caffeina per l’individuo adulto, ovvero 4-5 mg di caffeina per Kg di peso corporeo al giorno.

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