L’ULTIMO DI ALLEN FA DISCUTERE

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Dicono bene coloro che pensano che l’ultimo film di Allen piaccia a chi veramente non possa fare a meno di lui. A me, ad esempio, non è dispiaciuto affatto. Ma in sala, sala del “periodo natalizio”,di chi non è necessariamente incallito cinefilo, non sembrava aleggiasse convincimento. Delusi quelli che si aspettavano di divertirsi e si sentono orfani  dell’ironia amara che ha mantecato i dialoghi di tanti suoi film: qui non si ride mai, o quasi. Bisogna appunto essere degli irriducibili del maestro newyorkese per uscire dalla proiezione di  Irrational Man a pollice recto.

La critica poi è più che divisa: si passa dal “Woody Allen torna a dominare la scena in forma smagliante”, a “l’autore sta raschiando il fondo di un barile drammaturgico da lui stesso costruito nel tempo come personale marchio commerciale”. De gustibus… sì certo, ma qui il divario sembra forzato.

E’ ufficiale da tempo: può anche far lavorare i migliori attori nei suoi film, ma Allen (ottantenne quest’anno) manca molto davanti alla macchina da presa. Il trucco per godere del film è quello di dimenticarsi di pellicole come  Io e Annie e tornare indietro di soli 10 anni a Match Point.

L’ irrational man del titolo è Abe Lucas (il controverso e bravo Joaquin Phoenix) affascinante, depresso, impotente, alcolista  e con spiccate tendenze autodistruttive professore di Filosofia. E’ al suo nuovo incarico nel campus dove insegna anche Rita( Parker Posey), che vede in lui il proprio riscatto sessuale e una giovane studentessa Jill Pollard (Emma Stone), con la quale il professore avrà una controversa relazione.

In questa apparentemente insignificante situazione s’innesta il folle clou della trama, sostenuto da una voce narrante (di cui in alcuni momenti si farebbe volentieri a meno):  Abe sente il disperato bisogno di un progetto che gli restituisca motivazione a vivere e che trova origliando casualmente una conversazione. E’ un progetto che lo vede dispensatore di giustizia e di morte. Da lì si sguazza nel nero pece del gusto macabro umano, se non fosse per la brillante colonna sonora che gioca un importante ruolo dialogante. Fino alla chiusa del film, che sorprende per la sua irruenza.