FRANCESCO TABUSSO, GIO PONTI E IL CAMPUS DELL’ONU

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Un fil rouge lega il pittore Francesco Tabusso all’architetto e progettista Gio Ponti nonché al Centro di formazione delle Nazioni Unite. A svelarcelo è il programma delle Giornate Fai di Primavera grazie al quale, anche quest’anno riaprono al pubblico – tra sabato 15 e domenica 16 maggio – molti dei principali beni artistici e architettonici, ma anche storici e paesaggistici, d’Italia. Tra questi c’è anche la bella e, forse non abbastanza conosciuta, Chiesa di San Francesco d’Assisi al Fopponino, nel centro di Milano. L’edificio si inserisce in un tessuto urbano molto denso all’interno del quale Gio Ponti, ha cercato di isolare la costruzione sacra anteponendole una piccola piazza pubblica.

Ho scelto questo tra i numerosi beni artistico/architettonici visitabili nelle due giornate promosse dal Fondo Ambiente Italiano, poiché al suo interno si può ammirare “Il Cantico delle Creature”, l’imponente ciclo pittorico di Francesco Tabusso costituito dalla grande Pala d’altare e da ben otto trittici che accompagnano i fedeli lungo la navata centrale.

La Pala d’altare è una tra le più grandi mai realizzate per una chiesa moderna: quasi cento metri quadrati, a forma di libro aperto. Tale scelta, fu voluta da Ponti non solo in conformità con lo stile della Chiesa, ma anche per indicare quanto ci sia da imparare dalla natura, purché ovviamente si sappia apprezzarla.

Il rispetto per la natura come maestra di vita è, infatti l’altra costante che sottende all’iniziativa. San Francesco come tutti ben sanno, lodava il creato e parlava agli animali. Francesco Tabusso amava invece, trascorrere il tempo libero andando per boschi e immergendosi nell’acqua gelida dei torrenti, oppure se ne andava in mezzo al mare su qualche barchetta a pescare. Con pescatori e contadini, condivideva sovente, il piacere dei cibi genuini e semplici della tradizione.

Le Giornate di Primavera sono quest’anno, infatti, anche un’occasione per spiegare, (attraverso l’attenta scelta dei luoghi e della loro narrazione), quella che è la nuova visione culturale del Fai, che vede l’ambiente come indissolubile intreccio tra natura e storia e la cultura come sintesi delle scienze umane e naturali.

La mia scelta, tra tanti beni artistici proposti in questa edizione, è basata però anche su altre motivazioni. In primis penso che la Chiesa di Gio Ponti e l’immensa opera pittorica di Francesco Tabusso, siano due capolavori assoluti che meriterebbero di essere maggiormente conosciuti e ammirati, e poi perché ho dei ricordi allegri e gioiosi di quando, da ragazzina, andavo a sbirciare, incuriosita nello studio del grande maestro.

Una parte dell’immenso lavoro per la Chiesa di Gio Ponti, Francesco lo realizzò però nella sua casa di Rubiana mentre l’altra, nel grande cortile della sua abitazione torinese, di corso Galfer. Ricordo che le pale dei trittici tenevano quasi tutto il cortile del caseggiato (sarebbe stato impossibile probabilmente trasportarle nello studio) e il lavoro, essendo di una mole immensa, era molto impegnativo. Così ogni tanto con mia madre o con qualche amica, andavamo a vedere come stesse procedendo per offrire, talvolta anche il nostro supporto.

A volte infatti, quando capitava qualche contrattempo o il lavoro non procedeva esattamente secondo i suoi piani, trovavamo Francesco piuttosto arrabbiato o sconsolato. Cercavamo allora di tentarlo con una merenda sinoira o un aperitivo e lui recuperava ben presto il buonumore, mettendosi a raccontare aneddoti curiosi o divertenti di cui era sempre provvisto in abbondanza.

Spesso passavano di lì anche altri amici tra cui galleristi o altri pittori e lui, che era d’animo generoso e ospitale, correva subito a stappare un buona bottiglia di vino o a mettere in tavola qualche acciuga al verde o del salame.

Per tornare invece ancora alle sue opere e all’iniziativa del Fai, vorrei segnalare che alcuni suoi dipinti, si possono ammirare, sempre in questi due giorni, anche nelle aule del Campus Onu di Torino. Eccezionalmente aperto per l’occasione, infatti, il Centro di formazione delle Nazioni Unite, realizzato negli anni ’60 per l’Esposizione universale, lungo la sponda del Po, è un’oasi verde unica nel suo genere. Qui si sviluppano le architetture di Nello Renacco che già ospitarono i padiglioni delle regioni disposte a forma di “stivale”.

Pensate inizialmente per poter essere smontate, le costruzioni furono poi lasciate e utilizzate in modo continuativo. Nelle grandi aule vetrate sono esposte le opere donate da grandi pittori: non solo Tabusso, ma anche Saroni e Soffiantino. All’esterno invece ci sono passerelle quasi aeree che si inseriscono armoniosamente nel verde del parco, ricordando la leggerezza di certi paesaggi e strutture giapponesi e si possono ammirare anche statue e sculture provenienti da paesi lontani.

Ulteriori info su www.giornatefai.it o su www.archiviotabusso.it