ANZIANI, NONNI DI TUTTI

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Forse interesserà a pochi quello che penso sui nostri anziani ma, con la viva speranza di sbagliarmi, provo ugualmente ad esprimerlo, con l’augurio che ci sia qualcuno comprensivo che, se la pensava diversamente, si ravveda, si ricreda e magari si rammarichi per non essere stato partecipe ed equilibratamente attento al rapporto avuto con i suoi anziani e i così detti “vecchi” in generale.

Ho sentito qualche giorno fa, di giovani che si stanno adoperando con il computer per aiutare le persone anziane bisognose, espletando le pratiche burocratiche che si possono compiere grazie a Internet, senza muoversi dalla propria abitazione. Ad esempio il pagamento delle bollette, il contatto con il medico curante per le medicine, le ordinazioni di prodotti di prima necessità e via dicendo.

Sono giovani che rispettano il mondo della senilità ed ai quali va un grande e immenso plauso. Il mio senz’altro.

Si sa che gli anziani non hanno un buon rapporto con la scienza tecnologica digitale, con il mondo dei social e con le innovazioni tecniche, per questo bisogna aiutarli, soprattutto oggi, in un regime pandemico simile e propedeutico ad un improvviso, belligerante e tragico disordine globale.

E per capire i loro problemi occorre il massimo dell’empatia di cui siamo capaci, perché per la stragrande maggioranza degli anziani la tecnologia digitale costituisce un diaframma culturale insormontabile.

Per loro il settore dei computer è sempre stato ostico, incomprensibile e spiacevole, non poteva essere altrimenti, e di pari passo il mondo dello smartphone con le loro infinite app.

Il pianeta in cinquant’anni è cambiato, possiamo senz’altro dire che poco è rimasto com’era prima.

Il commercio, i servizi, l’industria, l’agricoltura, etc, hanno subito accelerazioni e variazioni velocissime, a cui pochi hanno saputo adattarsi.

L’attuale generazione degli anziani non ha saputo accomodarsi positivamente all’interno dei cambiamenti di cui, volente o nolente, è stata testimone.

Con il passare dell’età la fascia degli “over” si è arrangiata alla bell’e meglio, assistendo e subendo il buono e il brutto della globalizzazione.

Solo chi aveva un lavoro che richiedeva l’utilizzo di un PC è stato obbligato a corsi di formazione e oggi può essere in grado di destreggiarsi nella caotica e galoppante frenesia tecnologica delle App e delle incredibili, e solo fino a poco tempo fa impensabili, funzioni e delle fattibilità possibili con la telefonia di ultima generazione.

Basti pensare alle opportunità di pagamento, per la spesa o per tutte le biglietterie della mobilità locale, nazionale e internazionale.

Ma non tutto è rose e fiori profumati, con l’idiosincrasia incolpevole degli anziani all’utilizzo della tecnologia informatica ci sono molte più spine che petali colorati.

In questo momento di emergenza sanitaria, sono state evidenziate le opportunità offerte dalla rete e dalla scienza digitale, con il lavoro e la didattica a distanza, ma allo stesso tempo sono apparsi anche i limiti di internet, infatti lo smart working e la DAD, a poco servono se non funzionano perché non hanno connessioni in grado di supportare queste nuove attività. I nostri nonni però ben sanno per esperienza, che tutti i cambiamenti devono essere graduali e ben preparati.

Quello che è successo è un esempio senza precedenti, necessità che hanno messo a nudo le mancanze croniche di una connessione “ballerina” che ha tagliato fuori vaste aree di territorio e che ci vede, purtroppo, agli ultimi posti nel panorama Europeo.

Gli anziani, i vecchi e i veterani, però per me non sono solo una fascia sociale, io li associo ai nonni, ai nostri nonni, un baluardo di fiducia e di sicurezza per tutti i nipoti di questo caotico mondo.

I nonni, quelli che ne hanno viste di tutti i colori, nel corso della loro vita in un caleidoscopio ricco di esperienza e di grande pragmatismo, che deve esser rispettato a prescindere e che non può, in nessun modo, non essere considerato da una società che desidera essere civile e democratica.

Oggi invece tutto viene tritato e shakerato dalla velocità del consumismo, dalla comunicazione e dalle informazioni, sia normal che fakes.

I nonni sono solo dei vecchi, che non servono più e che devono essere messi al più presto nelle case di riposo, strutture che il sistema ha creato, con tanto di business plan, per far quadrare i conti del profitto, unico sovrano imperante della nostra attuale civilissima società.

Poco conta se poi molte di quelle strutture balzano agli onori delle cronache per le loro nefandezze e violenze contro inermi “nonnetti/e”.

Inorridisco e piango pensando a quanto l’essere umano riesce a inventare e a consumare contro se stesso in nome di un benessere arido e cinico, contro il proprio patrimonio genetico, contro quelli che solo fino a poco tempo fa, nelle culture di gran parte del mondo, venivano considerati i tenutari della sapienza e della politica, intesa davvero come l’arte di governare a profitto delle genti.

I nonni sono gli “anziani”, intesi come parola sinonimo di saggezza, di prudenza e di attenzione nella scelta della strada giusta verso il futuro.

I nonni nella civiltà dei pellerossa americani, componevano il Consiglio degli Anziani.

Anche l’onnipotente Tex Willer, ranger indomito e intransigente nel difendere la giustizia verso i malfattori, nonché capo del Navajos, con il regale nome di Aquila della Notte, ricorreva spesso ai consigli degli anziani.

E lì, non c’erano storie che potevano cambiare indirizzi o scelte, le decisioni erano sempre quelle di preservare e difendere la vita della tribù, ecco perché il parere e l’esperienza dei “nonni” era determinante e tenuta nella massima considerazione, tanto che il vero guerriero, colui che nell’immaginario collettivo evoca un uomo potente, che combatte e difende con la forza e la propria vita quella degli altri, ebbene il vero guerriero non era tanto quello che partiva per combattere guerre lontane, ma era colui che restava al campo per difendere bambini, donne e vecchi.

Mi fa pensare molto come i selvaggi pellerossa pensassero nobilmente in questo modo, a differenza dei bianchi, ma soprattutto ci deve far pensare il loro concetto sul binomio ambiente e uomo, vale la pena ricordare l’head line che molte aziende green hanno riportato nelle loro brochure: “la terra non appartiene all’uomo, ma è l’uomo che appartiene alla terra”. Era un aforisma di Tatanka Jotanka, quel tale Toro Seduto, considerato selvaggio e incivile.