CORSI E RICORSI

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Dicevano i latini: nihil sub sole novum. Credibile, se guardiamo a fatti storici che sembrano ripetersi nel tempo con stupefacente analogia.

Scriviamo queste note quando sono trascorsi più di trenta giorni di guerra guerreggiata tra Russia e Ucraina. Questa guerra, nei fatti, è incominciata nel primo trimestre del 2014, quando il nuovo governo filorusso di Crimea dichiarò la propria indipendenza dall’Ucraina, e la Russia formalmente incorporò Sebastopoli e Repubblica di Crimea come soggetti federali della Federazione Russa. Anni prima, il 5 maggio 1992, a collasso dell’Unione Sovietica avvenuto nel dicembre 1991, la Crimea aveva proclamato l’autogoverno. Successivamente però accettò di rimanere come repubblica autonoma all’interno dell’Ucraina indipendente. Poi, l’annessione alla federazione russa.

La Crimea, per il vero, nelle vicende geopolitiche e negli scontri armati che ne derivarono, compare già due secoli fa. Anche nella storia di noi italiani.

La Guerra di Crimea (ottobre 1854 – febbraio 1856; all’epoca era chiamata Guerra d’Oriente) ebbe come protagonisti Francia, Inghilterra, Russia, Impero Ottomano.

Intorno al 1850 gli stati europei pensavano che l’Impero Ottomano, un tempo potentissimo, fosse sull’orlo del disfacimento. Questo crollo avrebbe liberato grandi territori in Europa (i Balcani) e in Medio Oriente. Le maggiori potenze europee non aspettavano altro che spartirsi tali territori. Il conflitto originò da una disputa tra Russia e Francia sul controllo dei luoghi santi della cristianità, in territorio ottomano. Quando la Turchia accettò le proposte francesi, la Russia – era il luglio 1853 – attaccò. Temendo l’espansione russa verso il Mediterraneo, la Gran Bretagna si unì alla Francia ed entrambe, per difendere la Turchia, nel marzo 1854 si coalizzarono contro la Russia, dichiarandole guerra. L’opinione di Londra, a quel tempo una potenza marittima mondiale, era che se le forze russe avessero conquistato Costantinopoli, la flotta del mar Nero dello zar avrebbe avuto accesso al Mediterraneo e da qui le sue navi avrebbero potuto dominare i mari.

L’Austria appoggiò politicamente le potenze occidentali. Nel timore che la Francia si legasse troppo all’Austria, nel gennaio 1855 il Regno di Sardegna inviò un contingente militare a fianco dell’esercito anglo-francese, dichiarando a sua volta guerra alla Russia. Il conflitto ebbe luogo sopra tutto nella penisola russa di Crimea, dove le truppe alleate assediarono la principale base navale russa nel Mar Nero, la città di Sebastopoli.

In quegli anni il Regno di Sardegna era uno stato a dimensione regionale, seppure in rapida crescita. Il suo primo ministro, il conte Camillo Benso di Cavour, preconizzava l’ingresso della giovane potenza piemontese nel concerto di quelle europee. Così, quando Francia ed Inghilterra, alleati contro la Russia, invitano il governo piemontese ad inviare una formazione di 18.000 uomini per la Guerra di Crimea, Cavour acconsente prontamente. In quell’occasione i Piemontesi presero parte all’assedio di Sebastopoli col Corpo di Spedizione Sardo comandato del generale Alessandro La Marmora – tra cui figuravano i bersaglieri di recente istituzione.

Si arriva così alla primavera 1855: le truppe inglesi, francesi ed italiane iniziano finalmente ad aprire una breccia a Sebastopoli. A settembre i Russi evacuano la città. Molti soldati alleati muoiono negli scontri con i Russi (la storica carica della Cavalleria leggera britannica a Balaklava, guidata da quel lord Raglan curiosamente passato alla storia per essere stato l’ideatore delle cosiddette “maniche alla raglan”, per esempio); altri, circa 2000, tra cui lo stesso La Marmora, muoiono per una epidemia di colera. Termina così un assedio durato un anno. E con esso la Guerra di Crimea.

Curiosità: in Europa gli avvenimenti bellici erano seguiti con interesse; grazie all’avvento del telegrafo, per la prima volta le notizie dal fronte potevano arrivare alla stampa quasi in tempo reale.

Quello della Spedizione piemontese in Crimea non fu un gesto infruttuoso. Grazie a questa impresa militare al termine della guerra il Regno di Sardegna verrà ammesso in qualità di stato vincitore alla Conferenza di Parigi del 1856, dove Cavour porterà le istanze del regno che qualche anno dopo sarebbe diventato l’Italia unita.

 

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