STRESS IDRICO

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I principali mezzi di comunicazione stanno ponendo in risalto, a caratteri cubitali e con particolare enfasi mediatica, l’impoverimento idrico generale. Soprattutto il Piemonte costituisce un severo stato dell’arte per l’attuale stress idrico, che si ripercuote sulla pianura padana sia dal punto agro-alimentare che da quello enogastronomico.

Un tunnel visto solo 70 anni fa. Lo stato d’emergenza con misure urgenti è allo studio.

Tutta l’economia del bacino del Po, una delle più importanti d’Italia, è sotto lo scacco naturale della mancanza d’acqua dovuta alle scarse precipitazioni.

Il principale fiume italiano ha ridotto la sua normale portata di 220 Metri Cubi / secondo del 75 per cento, ed ecco che automaticamente sono a rischio le principali colture agronomiche come: il riso ed il mais e, a caduta, la produzione dei foraggi per il bestiame. Una filiera che vanta produzioni di altissimo livello, basti pensare al Grana Padano.

Per sopperire al dramma della siccità, si è avanzata anche la proposta di aprire i bacini montani di circa un 20 per cento per salvare le produzioni agricole. Chiaramente si tratterebbe di un intervento tampone per le coltivazioni della presente annata agraria, ma per gli anni futuri? Occorre mettere in atto provvedimenti e progettazioni responsabili, che permettano di risolvere il problema a monte, poiché le previsioni danno inverni sempre più asciutti con precipitazioni sempre più scarse.

Il perito agrario abruzzese Giuseppe Muzj afferma senza mezzi termini che “è necessario ridurre drasticamente la produzione di anidride carbonica, che inibisce le precipitazione nevose, limitando fortemente i carichi di piogge e acqua. E’ indispensabile agire su più fronti per evitare la produzione del biossido di carbonio”.

Per fare ciò sono già state messe in atto numerose iniziative, sia a livello comunitario che a livello nazionale, una di queste il blocco delle auto alimentate a “fossile” entro il 2035, ma evidentemente occorre incidere ancora più energicamente.

Tutti gli esseri viventi e le loro attività producono anidride carbonica (ormai conosciuta universalmente con la sua formula chimica CO2). Per vivere, tutti, persone e animali, hanno bisogno di alimentarsi per creare e ottenere energia dalla cui metabolizzazione e dalla respirazione si ottiene la produzione di anidride carbonica, una delle maggiori responsabili del cambiamento climatico.

Sempre Muzj aggiunge: “Spiace dirlo ma anche i termovalorizzatori sono produttori di CO2, che si stratifica a quote elevate, i raggi solari penetrano nell’atmosfera, ma questa impedisce che il calore esca dall’atmosfera, quindi il suolo si carica di calore inibendo le precipitazioni. Poi – continua Muzj – ci sono alcuni metodi intelligenti che possono limitare la produzione di CO2, uno è quello di piantumare l’albero della Paulownia,  che oltre ad essere un albero dalla rapida crescita e dal legno pregiato e utile all’industria, assorbe annualmente 30 tonnellate per ettaro di CO2, contro altre piante che assorbono al massimo 18 tonnellate ettaro anno. La Paulownia inoltre favorisce anche la produzione di miele da, 0,5 ad 1 ton. per ettaro.

Inoltre in Oregon (USA), esiste il brevetto di un ingegnere tedesco che in collaborazione con la NASA, è in grado di potabilizzare le acque nere depurate dai fanghi, che possono essere utilizzate per produrre idrogeno verde per autotrazione, sostituendo gli autobus di città con bus a celle combustibili alimentate da idrogeno: Esistono altre società che producono bus ad idrogeno, come altre imprese che producono autocarri e trattori stradali alimentati sempre ad idrogeno.

Infine esistono società, una Canadese ed un’altra degli USA, che hanno impianti per recuperare la CO2, in termine tecnico DAC (Direct Air Capture) cattura diretta dell’aria, la CO2 viene trasformata in ossido di carbonio (CO), questo può essere trasformato in biocombustibile, con 1 milione di tonnellate di CO2 recuperata, si producono 40.000 tonnellate di biocombustibile utile per gli aerei, la cui emissione di CO2 è al massimo del 5%, ossia una riduzione del 95% di CO2 rispetto alla benzina avio”.

Nascono dunque soluzioni che sarebbe opportuno utilizzare immediatamente su larga scala per abbassare la fatidica CO2, gas inerte, inodore e incolore che in quantità limitate fa parte della vita del pianeta, ma che a causa delle produzioni esagerate delle attività umane, sta creando disastri inimmaginabili.

Tra le tante iniziative non bisogna dimenticare poi l’utilità dell’economia circolare del settore agricolo, trasformando i sottoprodotti dell’agricoltura in biocarburante, proprio in Piemonte esistono aziende che producono tali impianti.

Inoltre per evitare spreco di carburante nelle lavorazioni agricole, è necessario giungere al più presto alla tecnica del sod-seeding, ossia semina del mais o del grano con macchine che lavorano su terreno sodo.

“La semina su sodo incrementa – prosegue Muzj – le produzioni grazie anche alla messa a punto di impianti di subirrigazione a goccia posti a 0,2 metri di profondità, scompaiono le erbe infestanti, non è necessario utilizzare i diserbanti perché il terreno rimane asciutto in superficie, il seme sia del mais che del grano viene messo ad una profondità di 7 centimetri.

La comune irrigazione per aspersione richiede per il mais minimo 400 metri cubi ad ettaro, pari a 40 millimetri, 40 litri metro quadrato, nel terreno si estendono fino ad una profondità di 200 millimetri, con turno di irrigazione max di 10 giorni, la subirrigazione richiede, 0,5 millimetri di acqua al giorno, pari a 5 metri cubi ettaro, in 10 giorni si consumano 50 metri cubi a fronte di 400 metri cubi, con produzioni che si incrementano del 15% (8% minimo).

Il deserto del Gobi in CINA è stato piantumato per il 12,5%, e sono tornate le piogge, si sono riformati ruscelli. Una serie di azioni mirate al contenimento della CO2 sul territorio piemontese potrebbe riportare la neve e le piogge.

Negli allevamenti in genere poi sarebbe necessario installare impianti di produzione di biogas con l’eliminazione del gas inerte azoto, il biometano residuale con il processo della plasmolisi può essere trasformato in idrogeno e carbonio solido, l’idrogeno per produrre elettricità o, per alimentare: treni che sono realizzati proprio in Piemonte, bus ed autocarri; il carbonio solido per asfaltare le strade in sostituzione del catrame di origine fossile”.

Per giungere ad emissioni zero, anche i privati cittadini devono contribuire, le abitazioni possono diventare libere dalla CO2, con pannelli fotovoltaici e pale eoliche per alimentare elettrodomestici vari, pure pannelli solari per la produzione di acqua calda, aggiungendo cappotto termico esterno ed interno alle abitazioni per ridurre consumi elettrici per riscaldamento e condizionamento.

Già, ma questo oggi è un capitolo a parte che meriterebbe un approfondimento istituzionale, poiché, se da un lato il “bonus 110” ha migliorato l’incentivazione dell’efficienza energetica, dall’altro ha prodotto un aumento dei prezzi di tutti i prodotti edili e del comparto collegato, costi smisurati e spesso anche senza alcuna ragione tecnica, entrando nel vile campo della speculazione pura.

Siamo alle solite, sappiamo solo che occorre agire immediatamente prima di giungere al punto drammatico del non ritorno previsto da tempo ed ormai certo, tra l’altro proprio per colpa del caldo soffocante dobbiamo aspettarci temporali di forte intensità, altro grave pericolo per i territori che subiranno le ormai tristemente conosciute “bombe d’acqua”.

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