QUANDO BASTAVA UN BICCHIER D’ACQUA

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Approssimandosi la ricorrenza nazionale del 25 aprile, la Milano della Resistenza ha voluto ricordare un piemontese doc, protagonista della guerra di Liberazione. A un quarantennio dalla sua scomparsa, in occasione della presentazione del volume edito dagli eredi che ne illustra la figura, la famiglia, gli studi torinesi, l’esordio e la conclusione della sua esperienza resistenziale, l’ANPI milanese ha rievocato Egidio Liberti (Torino 1915 – Milano 1982), il maggiore ‘Valle’, militare insorgente contro l’occupazione nazifascista negli anni 1943-1945.

Rientrato in Italia dall’Africa Settentrionale dove combatté per due anni guadagnandosi tre croci di guerra, dall’8 settembre Egidio Liberti operò da “partigiano con le stellette” in Piemonte: nella Valle di Susa dove organizzò gli sbandati e i primi gruppi di ribelli, in Monferrato e nell’Acquese quale capo di stato maggiore delle formazioni dell’eroico Duccio Galimberti.

Tra i protagonisti di quelle vicende, certamente Liberti è stato “uno dei tanti” tra gli insorgenti apparentemente “meno importanti” e che, invece, si sono rivelati altrettanto significativi dei più… nominati della storia della Lotta per la liberazione di ormai ottanta anni fa. Una storia resistenziale, quella del maggiore “Valle”, condotta senza risparmio di impegno personale, con particolare audacia e spirito d’iniziativa nelle Valli di Lanzo e Sangone poi nel torinese. Sfuggito fortunosamente ad alcune retate, accanitamente ricercato, dopo ben due arresti e passaggi in carcere alle Nuove di Torino, il maggiore “Valle” entra nelle file della Resistenza lombarda guidata da Valiani Longo e Pertini, con compiti di primo piano: componente del CLNAI, capo di Stato Maggiore del Comando Piazza di Milano. In questo ruolo egli contribuì significativamente all’insurrezione della città il 25 aprile 1945.

Durante la sua carriera militare, Egidio Liberti è stato apprezzato magistrato. In qualità di viceprocuratore militare, di lui si ricorda, tra le altre, una formidabile requisitoria nel processo tenutosi a Milano fra il luglio e l’agosto 1952 contro l’efferata repressione di resistenti e di civili nel Biellese (come recitavano i bandi affissi ai muri dei paesi rastrellati, bastava dare un bicchiere d’acqua ai partigiani per finire al muro) operata dai militi R.S.I. della legione Tagliamento, processo conclusosi con pesanti condanne per gli imputati.

Nei primi anni 50 il colonnello Liberti – decorato di medaglia d’argento al valor militare per meriti resistenziali – partecipò in qualità di tecnico della Giustizia militare con la delegazione italiana a Parigi ai lavori per la nascita della C.E.D., la Comunità europea di difesa – primo tentativo di realizzazione di un esercito comune.

Congedatosi dall’Esercito, da avvocato Egidio Liberti intraprese con successo la carriera forense e di docente di storia moderna all’Università di Genova. Suo è l’autorevole testo “Tecniche della guerra partigiana nel Risorgimento”, su testi di autori mazziniani (1972).

Ricordando la esperienza resistenziale sua e dei molti che con lui la condivisero, in una lettera a Valdo Fusi – partigiano dell’Ossola e membro a sua volta del Comitato militare nel CLN piemontese, parlamentare e figura di spicco nell’amministrazione postbellica di Torino che gli chiedeva dati per un suo libro – così Egidio Liberti commentava quei momenti: «Ti confesso che ognuno dei momenti e delle circostanze ricordate mi parlano di un tempo in cui davo il meglio di me stesso con la speranza che ne potesse risultare un mondo migliore di una più autentica libertà e vera giustizia. Siamo invece quasi al punto di prima e non so di questo passo dove arriveremo». Era il 18 agosto 1945.

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