Meglio, ma non ancora bene. Questa la notizia: parliamo dei risultati dei testi Invalsi sulla scuola italiana presentati il 16 luglio, i test standardizzati nazionali somministrati agli studenti per valutare il livello di apprendimento in italiano, matematica e inglese. I dati mostrano una scuola italiana divisa: alle elementari le competenze in matematica crollano (-10%) rispetto agli anni scorsi; l’italiano resiste, ma mostra segnali di indebolimento. Elementi positivi invece per quanto riguarda la conoscenza della lingua inglese, specialmente alla primaria; sopra tutto, in calo (-7,3%) l’abbandono precoce, la dispersione scolastica.
Se la situazione non cambia, il rischio è che, sul fronte della comunicazione si protragga anche in futuro lo sconsolante dato (rapporto dell’0CSE, del 2025) riguardante il 37% circa di italiani adulti (25-64 anni) analfabeti funzionali, incapaci cioè di comprendere e utilizzare efficacemente testi complessi. Su quello tecnico, invece – ci riferisce il National Institute of Health – le ridotte conoscenze matematiche costano agli adulti denaro, salute e opportunità di lavoro: chi non comprende i numeri perde migliaia di euro ogni anno in contratti svantaggiosi, fa scelte sanitarie peggiori e viene escluso da molti ruoli lavorativi specializzati.
Giuseppe Valditara, il ministro dell’Istruzione e del Merito propone di cambiare i programmi delle scuole elementari Dice “basta cellulari” e chiede di tornare a carta e penna. Vuole anche più grammatica e una nuova matematica che appassioni tutti.
Una proposta che a chi scrive ricorda un passaggio del suo curriculum scolastico. Banchi del liceo classico, parecchi decenni fa: un giorno, nel corso di un’interrogazione orale, cui allora si rispondeva stando in piedi accanto alla cattedra del docente, il professore fece una domanda alla quale dopo una pausa fintamente cogitativa risposi: «…Dunque… Secondo Leopardi…». Immediato l’intervento del professore. «No, Cozzi. “Dunque” è conclusivo. Rientri al suo posto». Voto: 2.
Altri tempi, altra scuola. Altri metodi di insegnamento. Quello in vigore fino agli anni ’60 (noto come scuola tradizionale) si basava sulla lezione frontale, la disciplina rigida e la memorizzazione passiva. Secondo l’Università di Bologna, i risultati principali di questo approccio furono: alunni passivi, gli studenti imparavano a memoria senza capire davvero; forte selezione: molti alunni venivano bocciati o abbandonavano la scuola; esclusione sociale: solo i figli delle famiglie ricche potevano continuare a studiare.
È allora auspicabile un ritorno al passato? Non ho le competenze per, né la presunzione di dare suggerimenti. Certo è il caso di “cambiare vela”, avrebbe detto quella buonanima di mia madre. Perché “se non possiamo dirigere il vento, possiamo però orientare le vele”. Questo invece lo disse Lucio Anneo Seneca. Ipse dixit.



