ALLA SCOPERTA DEI GEROGLIFICI NEL MUSEO EGIZIO DI TORINO

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Il Museo Egizio di Torino, il più antico museo del mondo dedicato interamente alla civiltà egizia, ha da sempre affascinato il pubblico con la sua vasta collezione di reperti che raccontano la storia millenaria del popolo del Nilo. I visitatori sono, infatti, in costante aumento. Durante le ultime festività pasquali il Museo ha contato ben 20.710 visitatori, duemila in più rispetto allo stesso periodo del 2023.

Tra le sue numerose sezioni, spicca per la sua importanza e bellezza la Galleria della Scrittura, un’esposizione di circa 250 reperti e di recente allestimento che offre uno sguardo approfondito e affascinante sullo sviluppo e l’uso della scrittura nell’antico Egitto. Si tratta di un percorso che copre un arco temporale che va dal 3900 a.C. al VII/VIII secolo d.C.

Tale spazio rappresenta uno dei punti focali del museo, poiché la scrittura era fondamentale per la civiltà egizia non solo per documentare eventi storici e amministrativi, ma anche per tramandare testi religiosi, scientifici e letterari. I geroglifici, in particolare, erano considerati sacri e attribuiti a Thoth, il dio della saggezza e della scrittura.

La Galleria ospita una straordinaria collezione di papiri, stele, statue e oggetti quotidiani iscritti con varie forme di caratteri, dai geroglifici allo ieratico, fino al demotico e al greco. Ogni reperto racconta una storia unica e offre un’indagine dettagliata su come gli egizi utilizzavano la scrittura nelle diverse sfere della loro vita.

Tra i reperti di rilevanza mondiale, spiccano il Papiro della Congiura e il Papiro dei Re. Le stele, pietre erette per commemorare eventi importanti o persone, sono incise con geroglifici e rappresentano dediche a divinità, iscrizioni tombali o raccontano di vittorie militari, offrendo uno sguardo diretto sulle consuetudini di questa antica civiltà. Molte iscrizioni sono ricche di incantesimi e formule magiche, erano destinati a guidare e proteggere l’anima nel suo viaggio nell’aldilà.

Ma come si leggono i geroglifici? Ci sono varie chiavi di lettura. Ogni segno può essere interpretato in tre modi differenti. Il primo è quello di leggere il geroglifico in modo simbolico, come un ideogramma cinese. Il secondo, è di attribuire loro un significato fonetico/alfabetico. In questo caso parliamo di fonogrammi. Il terzo modo è quello di utilizzarli come determinativi, cioè come segni che aiutano ad interpretare i fonogrammi e contestualizzare la parola quando vi fosse qualche dubbio interpretativo.

La Galleria espone anche una serie di strumenti utilizzati dagli scribi, come pennelli, palette e polveri con le quali si realizzavano i colori. Questi oggetti illustrano l’abilità e la precisione necessarie per creare le elaborate iscrizioni e dimostrano il prestigio sociale degli scribi, considerati tra le figure più importanti dell’antica società egizia.

Oltre all’esposizione di reperti, sono previste anche esperienze immersive e interattive. Pannelli informativi, video e ricostruzioni virtuali consentono ai visitatori di comprendere il complesso sistema di scrittura egizia e la sua evoluzione nel tempo. Ad inizio percorso si viene accolti, tanto per fare un esempio, da una postazione in cui ci si può cimentare con la scrittura geroglifica. Basta seguire poche semplici indicazioni ed ecco apparire, in breve tempo, il cartiglio con il proprio nome in caratteri geroglifici.

La Galleria non è solo una testimonianza del passato, ma anche un ponte che collega la storia antica alla tecnologia moderna. Gli studiosi continuano a decifrare e studiare i testi esposti, utilizzando tecnologie avanzate per svelare nuovi significati e dettagli nascosti.

Visitare questo spazio espositivo è un’esperienza unica che arricchisce la comprensione della civiltà egizia e del suo incredibile patrimonio culturale. Attraverso la scrittura, questo popolo ha lasciato, infatti, un’eredità duratura che ci permette di avvicinarci a quel mondo lontano, comprendendone la complessità e la profondità. Una visita alla Galleria della Scrittura non è solo un viaggio nel passato, ma anche un percorso nell’essenza stessa della comunicazione e del sapere umano.

 

 

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