Yakamoz, è stata definita la più bella parola del mondo.
E’ turca e letteralmente dobbiamo impegnare sei parole per tradurla, significa: il tramonto della luna sul mare.
Per tutti, anche per i meno sensibili è una parola che senza dubbio è attrattiva e ha grande fascino. Chi non si è mai trovato di sera abbracciato in riva al mare, o semplicemente in compagnia dei suoi pensieri seduto sulla battigia di una qualsiasi spiaggia, dietro o accanto ad una barca da pesca, con il suo carico di reti pronto per l’indomani, aspetta di partire?
Altro che fascino.
Anche se non c’erano ancora le stelle, si vedevano, brillavano e si specchiavano sulle onde del mare i luccicanti riverberi delle luci presenti nelle passeggiate costiere e pure negli occhi di chi ci stava vicino.
Oggi abbiamo anche yakamoz a sintetizzare quei momenti.
In Turchia la parola richiama pure una serie televisiva di successo.
Yakamozziamo pure alla turca, risparmiamo tempo nel dire che il tramonto della luna sul mare è stupendo, ma di parlare a volte proprio non c’è bisogno, bastano due cuori che battono all’unisono e tutto diventa magico, incantato e stregato.
Oppure due occhi che “sanno parlare” ad un tramonto, perchè il mondo diventi piccolo, solo nostro, stupendo e affascinante, ben diverso da quello che spesso ci capita di conoscere.
E allora evviva anche Yakamoz e gli ottomila chilometri di spiagge tricolori che hanno accompagnato tutti gli italiani ad amori che non sono tramontati e che non tramonteranno mai sia nella vita reale che nei ricordi più belli.
Chi scrive aggiunge pure che l’amore per un figlio o un suo abbraccio è un continuo “tramonto della luna sul mare” se non di più, compresi gli aspetti che giornalmente possono creare frizioni.
Aggiunge pure l’amore per chi non c’è più, con il rimpianto di non aver detto per tempo quello che non si è avuto modo di dire e capire quanto amore per un padre o una madre, arrivati non alla fine, ma allo start di una nuova ipotetica dimensione, se ne vanno.
Accidenti come si fa a superare certi dolori.
E se per caso conosci quanto male crea quella situazione nella quale sei già passato, non sai cosa dire, tutto diventa superfluo e banale.
Il dolore è dolore e per quanta empatia con un tramonto sul mare si possa avere, il dolore è sempre e soltanto un fatto personale.
In questi casi, un tramonto dolce della luna sul mare, può servire a far sentire la propria vicinanza, senza cercare alcuna parola per l’occasione.
In fin dei conti, se stare seduti a guardare uno dei tanti yakamoz, è tutto questo e si lascia dietro tutto, il tramonto della luna nel mare, possiamo chiamarlo alla turca, alla birmana o anche nell’antica lingua maja e inca, che per me è solo e pur sempre “amore”.
L’amore non è detto che sia continuamente dolce, può essere anche triste, ma in ogni caso è pur sempre amore, in tutti i suoi riverberi, riflessi e sfumature di un tramonto della luna sul mare.



