4 PALMENTI

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Fino a qualche tempo fa non era raro sentir dire: mangiare a quattro palmenti. Oggi questa frase è pressoché dimenticata. Probabilmente perché mangiare in quel modo, a quattro palmenti appunto, non è più chic. Oggi vanno di moda i giapponesi sushi e sashimi (sai la novità, furono  presentati già all’Exposition Universelle del 1867, la seconda tenutasi a Parigi, decisa da Napoleone III per promuovere una migliore conoscenza tra le nazioni grazie alle mostre dei padiglioni), il finger food del “prendiamo una cosa insieme”, l’apericena dell’euforia alcolica serale. Ma quando avevamo fame – quando i mandarini, per capirci, si regalavano a Natale –  e potendo mangiavamo a quattro palmenti, sapevamo che cosa volesse dire quella metafora? Pochi ne avevano contezza. Il palmento, sostantivo maschile dall’etimo incerto, forse dal latino pavimentum ‘pavimento, selciato’, è “vasca larga e poco profonda con pareti di mattoni o di calcestruzzo, o anche scavata nella roccia impermeabile, adibita nell’Italia meridionale alla pigiatura e alla fermentazione dei mosti. Oppure: macina da mulino ad acqua mediante la quale si riducono in frammenti più o meno fini i chicchi di grano”. Macinare con due mole (a due palmenti) voleva dire macinare in modo più rapido e più efficace.

Vista l’affinità figurata fra il macinare e il masticare, macinare a due, a tre, o addirittura “a quattro palmenti” (il nostro detto), divenne sinonimo di mangiare con crescente foga. Versione “alta” della popolaresca abbuffata, il pasto abbondante consumato voracemente.

Curioso che palmento e abbuffata siano due parole originarie del Sud, perché lì la fame sembra essere ancora presente: «Sono circa 900 mila – scrive il quotidiano Italia Oggi del 28 marzo 2018 – le persone interessate dalle misure di contrasto alla povertà e 7 su 10 risiedono però al Sud. Lo rileva l’Osservatorio statistico sul reddito di inclusione presentato oggi dall’Inps e dal Ministero del Lavoro, secondo cui le misure hanno già raggiunto il 50% della platea potenziale. Il reddito di inclusione (Rei) ha riguardato 316.693 persone in 110 mila famiglie, e il Sia (sostegno di inclusione attiva) ha interessato 47.868. Il 60% dei nuclei beneficiari risiede in Campania, Calabria e Sicilia». Tre regioni di quell’Italia meridionale dove, per altro, i “palmenti” sono di casa.

 

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