VERBA VOLANT

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Scripta manent. Si completa con queste parole il proverbio che tutti conosciamo nel suo significato più concreto, l’invito alla prudenza, affidandoci cioè a testimonianze scritte – solide fisse e immobili – al contrario delle parole che invece si disperdono nell’aria e sovente non lasciano traccia nella memoria.

Verba volant scripta manent deriva da un discorso del senatore Caio Tito rivolto al senato romano (circa 80 aC). Questa locuzione latina nacque, comprensibilmente, in un’epoca in cui la stragrande maggioranza delle persone era analfabeta; le parole dunque, come cantava De Andrè con “Bocca di rosa”, e come spiega il saggista Piergiorgio Odifreddi a proposito della circolazione delle notizie, “volando” di bocca in bocca consentono al messaggio di circolare.

Malgrado passino gli anni, Verba volant non invecchia. Si aggiorna.

In italiano l’espressione ha assunto il significato di eloquio con registro linguistico altissimo, sublime: parliamo infatti di “parole alate” (Carducci, per esempio). Nelle opere di Omero l’espressione “dice parole alate” ricorre frequentemente: per la precisione, 124 volte (55 volte nell’Iliade e 69 nell’Odissea). Il che – secondo alcuni studiosi, non significherebbe parole elevate, nobili; indicherebbe piuttosto che noi gettiamo le nostre parole a tutti i venti, senza riflettere sulle conseguenze.

Noi il “passaparola” lo citiamo abitualmente per indicare la divulgazione orale di una notizia. Anche il marketing se ne è appropriato: “il marketing del passaparola” (Wom – word of mouth) identifica una trasmissione/scambio di considerazioni e opinioni su un prodotto o una marca, che avviene tra persone che godono di una certa fiducia reciproca. Sovente il Wom è influenzato dalle organizzazioni, che vi ricorrono secondo strategia di marketing o di comunicazione.

Le parole non conoscono tregua, continuano a volare. Adesso il loro veicolo è la Rete.

Assistiamo così a un nuovo fenomeno: il Word of mouse, versione dell’era digitale del citato word of mouth.

Oggidì la gente “gira” (ecco il… volo) messaggi su aziende prodotti e qualsiasi altra cosa tramite i “social”, come diciamo noi, i digital forum come dovremmo più correttamente dire nella lingua del mercato. Queste applicazioni hanno dato voce e memorabilità online a un sacco di gente.

A considerarle deleterie, però, ci pensa Umberto Eco: «I social media danno diritto di parola a legioni di imbecilli che prima parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino, senza danneggiare la collettività. Venivano subito messi a tacere, mentre ora hanno lo stesso diritto di parola di un Premio Nobel.» Giudizio opinabile.

La conseguenza “tecnica” più evidente del dilagare dei media on line? Mail whatsapp e messaggistiche varie inducono i più a parlare pochissimo e scrivere tantissimo. Siamo così arrivati a un paradosso; sempre più sommersi dai messaggi, il proverbio latino si è rovesciato: a volare sono le e-mail, i verba a “manere”.

Meditate gente. Meditate.

 

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