La scienza procede anche per errori. Mi è capitato di sentire questa affermazione di recente in un audio che veniva ripetuto come un loop in una delle sale del Museo di Antropologia criminale Cesare Lombroso di Torino. Ho voluto citarla e riprendere tale concetto poiché rappresenta una verità che spesso si tende a rimuovere o dimenticare.
L’audio si riferiva ad una teoria concepita dal suddetto criminologo (poi smentita), secondo la quale, una determinata caratteristica del cranio (sulla quale nn entro nel merito x non dilungarmi) indicasse inequivocabilmente la tendenza criminale in un essere umano.
La teoria fu ovviamente smentita in seguito, come per altro, tante altre scoperte o convinzioni della scienza e della medicina che per l’appunto, sono approdate a conclusioni similari.
Pensiamo all’amianto, tanto per fare un esempio. Tutti o quasi, all’inizio – e per diversi anni in cui è stato utilizzato – sostenevano che fosse un materiale sicuro, compresi gli esperti del settore e in diversi altri ambiti. I dubbiosi erano assai pochi.
Da alcuni anni invece si è visto che era tra le cause primarie di un certo tipo di tumori (e anche qui non starò a dilungarmi su quali).
La cosa è più o meno andata così. Già nei primi anni del ‘900 qualche sospetto sull’amianto circolava. Si ipotizzava che potesse causare problemi di carattere respiratorio, ma la certezza della portata dei danni che poteva causare arrivò solo intorno agli anni ’60, con una conferma definitiva del consenso scientifico. Il processo delle conferme unanimi nella scienza richiede tempi lunghi a cui si aggiungono, talvolta, la lentezza della politica e quella della macchina giuridica. Onde per cui il divieto dell’utilizzo di amianto nelle costruzioni in Italia arriva solo nel 1992.
Intanto però la gente si ammalava e moriva.
Il paradosso inoltre è che, siccome questo tipo di faccende si muovono anche a chiazza di leopardo, la Germania riconosceva il cancro da amianto come malattia professionale già nel 1943.
Lo stesso dicasi per i Raggi X. Quando furono scoperti l’entusiasmo collettivo portò a credere che fossero addirittura salutari. Poi si vide che anche i medici che li somministravano (non portando adeguate protezioni) si ammalavano di sfaldamento o forme tumorali delle ossa e/o della tiroide.
Non parliamo poi dei tanti farmaci inizialmente immessi sul mercato come eccezionali rimedi e poi ritirati, in un secondo tempo, dal commercio a causa di infiniti o drammatici effetti collaterali.
Sulla base di questi come di altri esempi del genere verrebbe da pensare che forse sarebbe meglio prediligere un’adeguata prevenzione e approcciare con cautela i consigli su nuove pratiche mediche e sull’utilizzo di medicinali appena immessi in commercio o ancora poco sperimentati, seppur pubblicizzati come miracolosi. Anche i miracoli, infatti, in quest’ambito potrebbero avere gravi effetti collaterali che potrebbero essere accertati solo dopo molti anni.
Qualche medico in effetti ancora oggi consiglia la prevenzione come miglior cura possibile e quindi l’attenzione a tutelare e rinforzare il proprio sistema immunitario, ma sembra siano sempre meno.
L’importanza del sistema immunitario e della sua tutela non è più così di moda e di rado viene tirato in ballo, ma l ‘effetto paradossale che ne scaturisce, è che le persone quasi si dimenticano di averne uno.
Vi faccio un esempio. Durante la pandemia, prima che arrivassero i vaccini, ero in un negozio in preda agli starnuti, poiché era primavera e l’aria era satura di pollini a cui sono un po’ allergica.
Ho così pensato di rassicurare un signore che stava entrando dopo di me, poiché non pensasse a qualcosa di contagioso, e lui di tutta risposta mi disse: “Si ma chi me lo garantisce che la sua sia davvero allergia da polline?”
Un po’ seccata x la sfiducia concessami gli ricordai un pò bruscamente che non era obbligato ad entrare nel negozio e che poteva tranquillamente aspettare il suo turno fuori o sulla soglia. Pratica se ricordate, molto usuale in quel periodo. Lui un pò seccato a sua volta mi porse di malavoglia le sue scuse.
“Mi scusi” disse ma lei al mio posto non avrebbe paura che possa trattarsi di Covid? No gli risposi, perché io ho un sistema immunitario che funziona e mi premuro di tenerlo ben allenato con vitamine minerali e una sana alimentazione. Lui si zittì x un attimo, poi la sua faccia si illuminò e mi disse “ma sa che non ci avevo pensato?”.
Certo in quello specifico periodo erano tutti un po’ contagiati dalla psicosi da virus forse più che dal virus stesso e quindi anche un pò fuori di testa, ma una certa qual convinzione granitica per la quale non ci sia salvezza alcuna o guarigione, se non grazie a vaccini, antibiotici o altri farmaci, è ormai abbastanza dilagante.
Una volta quando si aveva un po’ di febbre, ci si metteva a letto a riposare e basta, senza assumere chissà cosa, anche perché il calore della febbre serve già di suo, a combattere virus e batteri. La febbre infatti è la prima difesa che l’organismo mette in atto per ristabilirsi e quindi – a meno che non sia eccessiva, non si dovrebbe far ricorso, come va di moda adesso, a mille antipiretici. Così facendo, infatti, si va ad interferire con il lavoro del proprio sistema immunitario, rallentandone gli effetti positivi.
Lo stesso vale per le persone che si precipitano subito a ingollare antibiotici che, in questi casi a ben poco servono, se non ad aumentare il problema dell’antibiotico-resistenza. Problema enorme e molto sottovalutato.
Imbottendosi di farmaci oltre tutto, le persone escono di casa convinte di poter “fare l’influenza in piedi” (quando la febbre è proprio il primo segnale che il corpo manda per segnalare stanchezza) e così facendo l’unica cosa certa che ottengono è quella di spargere germi ovunque, contagiando proprio coloro che, non badano più al proprio sistema immunitario e non fanno quindi un’adeguata prevenzione. Insomma, un bel circolo vizioso.



