Itangliano. Termine coniato nel 1977 dallo scrittore e ricercatore scientifico Roberto Vacca. È un neologismo che indica l’italiano influenzato dall’inglese, caratterizzato – complice la tecnologia – dall’uso frequente di anglicismi e pseudoanglicismi mutuati dall’inglese britannico e americano. A farne le spese sono la chiarezza e la comprensibilità dell’italiano. Ne indichiamo alcuni, tra i più diffusi.
Cominciamo con Decade. Spesso, con questo sostantivo ricalcato dall’inglese decade autorevoli fonti si riferiscono al periodo temporale di dieci anni; in italiano corretto in si dice ‘decennio’. Fino all’abolizione del servizio militare obbligatorio nel 2005, la décade era la paga che i soldati riscuotevano ogni dieci giorni. Attenzione poi all’accento; con decàde (da decadere, decadenza) intendiamo tutt’altro: perdita, declino, degrado, deterioramento, peggioramento, rovina, disfacimento
Inerzia: gergo da telecronisti e della carta stampata. Sempre più spesso si sente citare “l’inerzia della partita”. Il termine fu introdotto in Italia nel 1981 dallo statunitense allenatore di basket Dan Peterson, al suo esordio da commentatore televisivo. Importato dalla fisica, il concetto di “inazione” viene usato in senso figurato per indicare una situazione che non cambia. Potremmo sostituirlo con “momento”; del resto, anche l’inglese usa momentum, quale sinonimo di quell’inertia che i telecronisti traducono pedissequamente riferendosi allo slancio psicologico e tattico che una squadra accumula e che la rende difficile da fermare (es. “cambiare l’inerzia della partita”). Restando in tema di sport, che dire del “tempo reale” (inglese real time) dove reale sta per “effettivo”? Naturalmente, nello sport le prestazioni migliori sono quelle “performanti” (calco inglese da to perform = eseguire, italianizzato in “prestazionale”), definizione che compare nei nostri vocabolari, ma che, onestamente, non si può dire elegante. Attenzione: la formula anglosassone Real Estate non vuol dire che è davvero estate; significa “immobiliare” o “beni immobili” da “Real” (reale, immobile) + “Estate” (patrimonio, proprietà) e si riferisce all’intero settore economico che comprende terreni, edifici e le attività ad essi correlate.
Talvolta la cronaca ci informa: “non ci sono evidenze che…”. Espressione gergale politico/giudiziaria mutuata dall’inglese evidence, che vuol dire prova. Sarebbe meglio “assenza di prove”. Evidence in inglese non ha il plurale; in italiano “prove” ha un significato… evidente. E non solo in tribunale.
Dato sensibile. Tra gli altri numerosi significati l’inglese sensible prevede: “sensato, ragionevole, assennato, di buon senso”. In Italia, a tutela dei dati sensibili indicati dalla apposita legge, abbiamo un ‘Garante della privacy’ che protegge i dati personali delle persone fisiche, definendo diritti, obblighi e procedure per la raccolta e il trattamento dei dati da parte di aziende e pubbliche amministrazioni. Dire “riservatezza” invece di privacy suonava strano? In alternativa si potrebbe usare “riserbo”, secondo Treccani più forte di riservatezza.
Quotare ormai da anni, soprattutto su internet, viene usato nel senso di “citare” imitando l’inglese to quote “menzionare”. Trattasi di significato diverso dall’italiano stabilire, fissare delle quote o dei prezzi o anche stimare, valutare o apprezzare il valore di qualcosa. Differenza importante.
The, parola che ritroviamo su insegne, vetrine di locali pubblici, prodotti commerciali, e non di rado anche nelle pagine dell’editoria. Trattasi di errore: l’italiano corretto è “tè” (sala da tè). Scritto con l’h centrale diventerebbe l’articolo determinativo inglese. Per gli amanti di questa bevanda avanziamo una suggestione (inglese suggestion), che in italiano si rende con “suggerimento, proposta, consiglio, idea, indicazione”: gustare la qualità Nuwara Eliya originario dello Sri Lanka, detto lo “Champagne dei tè”, perfetto per il tea time, l’“ora del tè” del pomeriggio ( Afternoon Tea) tra le 15:30 e le 17:00, anche se per convenzione è comunemente chiamata “tè delle cinque” (Five o’clock Tea); tradizione che nel Regno Unito risale al XVII secolo. Per gl’inglesi il tè vero è quello sfuso e non quello che si trova nelle bustine già confezionate.
Deadline (inglese: termine ultimo, o data limite), italiano “scadenza”. Letteralmente “linea della morte”. Durante la guerra civile americana era una “linea della morte” che veniva disegnata sul terreno o eretta attorno ai campi di prigionia. Indicava il limite non oltrepassabile, oltre al quale era consentito sparare ai potenziali fuggitivi, uccidendoli. Incredibile ma vero, deadline viene sfoggiato anche dai nostri politici e dai loro commentatori. Da noi ha rango istituzionale anche la locuzione inglese question time, il “tempo delle interrogazioni”, il tempo del “dibattito” nel quale i componenti dell’organo esecutivo danno risposte immediate alle interrogazioni dei membri dell’assemblea.
Pseudoanglicismi. La nostra fama di italiani ‘creativi’ trova immaginifico riscontro pure nelle parole dall’aspetto inglese che ci inventiamo noi, in realtà inesistenti nei paesi anglofoni che utilizzano termini differenti. Eccone una piccolissima antologia: autogrill (motorway service area), bloc-notes (note book), box (garage), body (leotard), cotton fioc (cotton swab), footing (jogging), il mister (coach), lo smoking (dinner suit), beauty case (make-up bag), smart working (remote work), autostop (hitchhiking), testimonial (celebrity spokeperson), rider (delivery guy), WC (toilet, rest room), writer (graffiti artist). Durante l’ultima pandemia ci siamo inventato persino il ‘green pass’ (EU covid certificate), certificato di avvenuta vaccinazione anti covid-1921, che ci costrinse al lockdown “quarantena”, “chiusura”, “confinamento”) e allo smart working, che non significa “lavoro da casa” (in inglese remote working, home office; in sigla VFH working from home), bensì a un modo di lavorare “più flessibile”, “intelligente”, ed “efficiente” introdotto grazie alla tecnologia per agevolare la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro.
Si direbbe sia imprescindibile cambiare il nostro approccio linguistico. Il lemma deriva dal francese antico approche, e indica un avvicinamento, un contatto o un modo di affrontare un problema, una persona o una situazione. Il significato moderno include anche il “punto di vista” o “metodo” di indagine, influenzato anche dall’inglese to approach “impostazione, metodo”, oltre ad “affrontare”, “contattare”, “avvicinarsi”.
Per esempio, in Francia nel ’94 fu approvata la legge Toubon che stabiliva l’obbligo di usare la lingua francese in ambito istituzionale e in certi contesti commerciali (es. ordinateur invece di computer). Era il 2015 quando in Italia l’esperta di comunicazione Annamaria Testa «per invitare il governo italiano, le amministrazioni pubbliche, i media, le imprese a parlare un po’ di più, per favore, in italiano», lanciò la petizione: Dillo in italiano, chiedendo all’Accademia della Crusca di farsi portavoce e testimone dell’iniziativa. Adoperare parole italiane – è scritto nella petizione – aiuta a farsi capire da tutti. Rende i discorsi più chiari ed efficaci. È un fatto di trasparenza e di democrazia. Appello che su Change.org ha raccolto quasi 70mila firme. In risposta, l’Accademia creò il gruppo “Incipit” (latino comincia) la cui mission, lo “scopo”, è «monitorare i neologismi e forestierismi incipienti, nella fase in cui si affacciano alla lingua italiana e prima che prendano piede, suggerendo ogni volta un’alternativa autoctona». Anche qui, occhio a quel monitorare, calco dall’inglese monitoring “controllare, osservare, tener traccia”; a sua volta derivato dal sostantivo monitor (controllore, schermo). Che però ha la radice latina: monere = ammonire, avvisare.
Siamo giunti all’ Happy end, l’italiano “conclusione, epilogo”. Chi desidera documentarsi sul tema sin qui trattato può collegarsi al sito accademiadiscrittura.it, dove troverà a pleasant and instructive reading, una lettura piacevole e istruttiva: l’articolo di Alessandra Pritie Maria Barzaghi Lingua italiana e inglese: parleremo l’anglitaliano? del 1° giugno 2022, ricco di esempi. Buona lettura.



