DIVENTARE WE-TRADERS PER SCONFIGGERE LA CRISI

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La crisi morde ancora forte e la politica non sta al passo. Le notizie di questi giorni, poi, ci ribaltano in un lampo indietro di vent’anni. Questo è il quadro ai suoi vertici. Ma se si guarda in basso, nel contesto urbano, fra la gente comune, si possono vedere sprazzi di luce propositiva in una serie di iniziative innovative nate per superare i problemi e migliorare la qualità della vita.

In questo contesto si inseriscono i We-Traders. Ma chi sono i We-Traders? Sono cittadini che reagiscono alla crisi in vari ambiti della vita urbana, da quello economico a quello sociale e ambientale, con iniziative spesso trasversali. Sono architetti, designer, artisti, agricoltori, fashion e web designer, scrittori, professionisti, attivisti o semplici cittadini che, in una logica di cittadinanza attiva, vogliono prendersi cura dello spazio nel quale vivono, lavorano, studiano o passano il tempo libero.Gli interessi che li accomunano sono il rapporto tra città e cittadino, il cohousing, la sharing economy…

Sono cittadini che prendono l’iniziativa e incoraggiano altri a partecipare. Fondamentale è tanto la dimensione del Noi, la collettività, quanto lo scambio. Non si tratta tuttavia di rapporti di scambio commerciale, bensì di scambiare il sapere. Da questa prospettiva nascono le loro iniziative del “fare e produrre insieme”.

In sintesi: tutti coloro che lo vogliano, possono diventare We-Traders.Caretto Spagna_Mocalieri Library_Lazzaro Garden_FotoCaretto-Spagna

 

Un esempio fra loro sono Toolbox Office Lab & Coworkingi padroni di casa dell’interessante rassegna torinese “We-Traders. Cedo crisi, offro città”, una mostra che racconta come i cittadini di 5 città europee reagiscono alla crisi. Si tratta di un evento itinerante che, dopo essere stata allestita al Matadero di Madrid (segnando quasi 20 mila visitatori), fa tappa per un mese (fino al 15 giugno) a Torino, per poi approdare a Berlino, Lisbona e Tolosa. Adattandosi di volta in volta al luogo che se ne appropria e assumendo un’identità diversa in ogni città che la accoglie, la mostra mettein rete 25 We-Tradersdi cinque città che sono molto diverse tra loro per numero di abitanti, storia e ruolo politico. In ciascuna di esse la crisi ha un volto diverso, ma hanno in comune un patrimonio di forte impatto sociale (troppo spesso ancora sottovalutato) di esperienze We-Trading.

La mostra torinese è allestita in un’area industriale d’inizio Novecento abbandonata per anni e oggi trasformata in un grande distretto di coworking. Qui è possibile vedere, toccare con mano e ascoltare le esperienze, i progetti, i sogni, i saperi e le idee di un gruppo di cittadini europei, tutti accomunati dal fatto di essere dei We-Traders. Casi esemplari come Campo de Cebada, iniziativa di appropriazione creativa da parte di un gruppo di cittadini di un cantiere abbandonato nel centro di Madrid, vincitrice nel 2013 della Biennale di Architettura spagnola (http://elcampodecebada.org/), gli Allmende Kontor di Berlino, noti per aver creato un orto collettivo nell’ex aeroporto di Tempelhof, e Casa del Quartiere di San Salvario, freschi vincitori insieme alla rete delle Case di Quartiere torinese del Premio per la cultura Che Fare? (http://www.che-fare.com/).

 

 “We-Traders. Cedo crisi, offro città”  è promossa e organizzata dal Goethe-Institut in partnership con Città di Torino, Società consortile OGR-CRT, Fondazione CRT e l’associazione a.titolo.

 

Fino al 15 giugno negli spazi della mostra si terrà un ricco e vario programma di manifestazioni, incontri, workshop e proiezioni di film.

Informazioni e programma eventi: http://www.goethe.de/ins/be/prj/wet/deindex.htm?wt_sc=wetraders

 

 

Immagini:

D.I.Y. statistica: Chi può causare un cambiamento – il governo, io stesso, la mia comunità? Vota per favore! D.I.Y. statistics: Where does change come from – the government, myself, my community? Please vote!

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Foto/Photo: David Sirvent © Goethe-Institut

 

Esculenta Lazarro-Andrea Caretto e Raffaela Spagna  Photo by Caretto e Spagna

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