CON LA CULTURA UN PO’ SI MANGIA

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Proviamo a ragionare. Torino ha cambiato faccia: questo è indubbio. Da una decina d’anni, (dall’evento Olimpiadi invernali 2006) il capoluogo piemontese ha intrapreso una marcia decisa e costante verso il consolidamento di un’immagine turistica che poggia sull’offerta culturale a tutto tondo. Torino è diventata una meta turistica: i turisti affollano i siti d’interesse artistico e storico; si muovono, mappa alla mano, sotto i portici cittadini; prenotano camere e posti a tavola; pazientano in coda davanti agli ingressi dei grandi eventi. Torino stupisce: chi riparte dopo una visita nella città del gianduiotto molto spesso racconta di esserne stato affascinato più di quanto fossero le aspettative.

Solo una ventina di anni fa non si sarebbe mai più immaginato che la città della Fiat avrebbe potuto essere consigliata quale meta turistica in questi termini: «Dimenticate Roma e Milano. Ecco una gustosa (e meno affollata) pausa italiana: Torino», così scrive l’Irish Independent, il più venduto quotidiano irlandese.

E ancora. Tra i 52 luoghi che il New York Times ha consigliato di visitare nel 2016 c’è un’unica meta italiana: la città della Mole. Dopo l’”endorsement” del New York Times, si è espresso positivamente anche il britannico Guardian, sulle cui  pagine si legge che “Torino potrebbe essere il modello per la città post-industriale del futuro…laboratorio che  ha scelto di investire e reinventare con gusto, ritagliandosi nuovi spazi culturali”.

Altra nomination d’eccezione dal turismo mondiale è arrivata da Skyscanner (sito tra i più noti per prenotazioni aeree) che ha inserito la metropoli sabauda fra le “20 bellissime città d’arte in Italia”. Poi è arrivato il riconoscimento di TripAdvisor che ha pluripremiato la città con i Travelers’ Choice Musei 2016.

Il diciassettesimo (e recente) Rapporto Giorgio Rota su Torino, che fa annualmente una puntuale e articolata analisi sulla Città, segnala che il segmento turistico è in forte crescita. Questa utile pubblicazione mette in evidenza che secondo alcuni studi di benchmarking (che comparano le diverse città per classificarle in graduatorie costruite su più variabili) Torino registra la maggior crescita di turisti stranieri (dal 2009 al 2013) rispetto a città come Milano, Venezia, Firenze e Roma. Tanto che appare notevolmente elevata la “densità” di turisti all’ombra della Mole. Inoltre, la città risulta sempre più simile a Lisbona, Barcellona, Bruxelles, Dublino e sempre meno alle industriali  Manchester, Amburgo, Bilbao.

Dunque, proviamo a ragionare. Tanto lavoro si è dovuto sudare a Torino per sfilarle la tuta da città industriale (che industriale più non era) e indossarle l’abito da meta turistico-culturale. Tanto lavoro che però ha portato un ritorno in termini d’immagine, in termini economici, in termini di occupazione e di opportunità di riconversione. Quindi non può esistere nessun buon motivo per mollare, nessuno anche solo per allentare la presa. Nessuno…al di là degli avvicendamenti a Palazzo Civico. Perché con la cultura un po’ si mangia.

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