NO TICKET? NO PARTI

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Eh, ma allora ditelo, care aziende di trasporto pubblico: ce l’avete coi più piccoli.  Così facendo rischiate che il vostro diventi un (dis)servizio pubblico. Prima un ragazzino di undici anni costretto a scendere dall’autobus e a camminare per chilometri nella neve (San Vito di Cadore). Poi a Vicenza quest’altro ragazzino “con qualche fragilità speciale” (come commenta in prima pagina il Corriere della Sera), anch’egli costretto a scendere dall’autobus perché al momento incapace di mostrare l’abbonamento pur in suo possesso. La colpa di entrambi? Essere sprovvisti di idoneo “titolo di viaggio”. Sì, quello che noi ci ostiniamo a chiamare biglietto. Da “obliterare”, nella lingua burocratese. Sottolineiamo la parola ‘costretto’, da ligi conducenti di autobus che hanno applicato rigorosamente alla lettera la normativa: no ticket? allora giù!

Sul rispetto del regolamento, niente da dire, ci mancherebbe altro! Semmai una domanda: il rispetto delle regole vale solo nel nord est dell’Italia? No, perché, per esempio, a Milano città da cui scriviamo lungo i circa 40 chilometri della circonvallazione filotranviaria esterna, tutti i giorni che Dio manda in terra e che l’azienda municipale dei trasporti lodevolmente esegue il suo servizio pubblico, si assiste allo spettacolo di decine di passeggeri che viaggiano regolarmente sprovvisti dell’obbligatorio titolo di viaggio (in genere, senza conseguenze). Ticket per altro pubblicizzato pure in lingua inglese alle pensiline delle fermate.

I due piccoli concittadini di cui si è purtroppo occupata la cronaca – loro ne avrebbero fatto volentieri a meno – sono così diventati testimoni dell’ottusità degli adulti, dei regolamenti aziendali, della generale mancanza del più elementare buon senso comune. Cittadini di serie B per via dell’età, con il loro “caso” ci hanno riportato alla memoria il celebre slogan pubblicitario di qualche anno, fa parafrasato nel titolo. E la ancor più celebre frase di Albert Einstein riguardo alle cose infinite: l’universo e la stupidità umana. I dubbi dello scienziato sulla prima delle due, soprattutto.

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